mercoledì 14 luglio 2010

Vivere i 30 tra figuracce, paure e letteratura

Per leggere la versione originaria di questo post è possibile consultare il blog della mia biblioteca, dove lo scritto è stato pubblicato per la prima volta.

Suvvia, da donna a donna, da giovane a giovane, da quasi trentenne a quasi trentenne: chi non ha mai avuto la sensazione di essere del tutto inadeguata? Non all'altezza della situazione?
Forse sono io che mi illudo che sia una sensazione diffusa, tanto per sentirmi meglio, ma a volte (cioè una media di almeno 100 volte al giorno) mi sento proprio una frana. Vogliamo ricordare quella volta in cui mi sono cappottata con la bicicletta in Corso Milano davanti a tutti e mi sono immediatamente arrabbiata tantissimo con il mio ragazzo solo perché mi sentivo ridicola? Oppure le innumerevoli occasioni in cui ho reso "fashion" la biancheria sbagliando a fare il bucato? Gli esempi potrebbero continuare all'infinito.
Mi illudo che tutta la mia generazione sia così. Vedo noi nati alla fine degli anni 70, inizi anni 80, costantemente in bilico tra ciò che siamo e ciò che ci viene chiesto di essere, impegnati a diventare dei supereroi con superpoteri, capaci di lavorare facendo straordinari non pagati, di moltiplicare magicamente lo stipendio e di tornare a casa con la voglia di preparare una cenetta sopraffina e di pulire i vetri indossando una comodissima guepiere. Il tutto ovviamente essendo sempre in forma, con gli addominali scolpiti (per gli uomini) e le gambe che non si ricordano nemmeno più come sia fatto un pelo (per le donne).
Per fortuna ci sono anche libri che ci (mi) fanno stare meglio... Che ne dite di Sophie Kinsella e del suo meraviglioso "I love shopping"? La storia di una ragazza totalmente imbranata, con una "piccola" debolezza per lo shopping, che combina un sacco di disastri cercando solamente di fare la cosa giusta, ma che proprio per questo è bellissima e straordinaria così com'è. Non è in fin dei conti ciò che tutte noi donne vorremmo essere?
E' una saga a dir poco illuminante, una favola moderna dove una principessa per essere fantastica deve semplicemente essere se stessa ed esprimersi all'ennesima potenza, difetti compresi. E' così rassicurante leggere che Becky, pur essendo un totale, autentico e irrimediabile disastro (una Bridget Jones decisamente più simpatica ed autentica) è per questo molto più bella delle sue colleghe stra-tirate che non pensano ad altro che a farle le scarpe con mezzi diabolici da autentiche streghe.
Leggendo “I love shopping” non so quante volte ho sgranato gli occhi pensando “ma anche a me capita continuamente!”, oppure “ma anch’io sono terrorizzata all’idea di una ceretta integrale o dalla possibilità che ad una mia battuta mia suocera possa assumere il sorrisetto tirato da ‘mio figlio sta con una deficiente…’!”.
Di pari passo con Sophie kinsella va Nick Hornby, che parla dell'universo about-30. Il suo libro più bello è sicuramente "Come diventare buoni", ovvero la storia di una donna che si sente tradita perché il proprio marito, dopo ben 25 anni di soprusi durante i quali l'ha trattata come una nullità (tanto che lei si trova un amante, giusto per avere un diversivo) diventa improvvisamente l'uomo più buono dapprima del quartiere, poi di tutta la città. Deve essere in effetti una bella fregatura decidere di lasciare un uomo emotivamente sterile e scoprire il giorno dopo che è diventato il marito e padre che tutti vorrebbero, venendo ovviamente additate come la bastarda numero 1 dalla gente, che come si sa ha la memoria corta.
Ebbene sì, mi confesso: sono rassicuranti queste letture che parlano di persone come me, senza imbottirmi la testa di esempi che non riuscirò mai ad eguagliare. Mi piacciono le letture che mi fanno sentire meglio, che mi danno la sicurezza che qualcuno apprezzi il mio essere irrimediabilmente sbadata, distratta e, in sostanza, imperfetta. Adoro gli autori che non usano parole difficili per esprimere teorie universali sulla concezione della donna e dell’uomo nella cultura postmoderna. Apprezzo il lessico diretto, che chiama le cose con il proprio nome. Ci sono libri che sembra ti vogliano fare il lavaggio del cervello spiegandoti che cosa tu dovresti pensare di te stesso e del mondo in cui vivi, ma ce ne sono altri, fortunatamente, che sembra stiano parlando “con” te, come ad un amico con cui stanno sorseggiando un aperitivo alla fine di una pesantissima giornata di lavoro (uno di quegli amici con i quali non devi farti problemi su come si sputerà mai il nocciolo dell’oliva in modo elegante).
Si tratta di libri positivi che, per tornare alla metafora di prima, ti lavano via la stanchezza di una pesantissima giornata di lavoro e pasticci come una doccia e ti fanno solo essere contenta di avere una serata di relax a tua disposizione.
Il padre di questi libri “positivi” non può che essere “Nati per amare” di Leo Buscaglia. Vivere una intera vita senza leggerlo è imperdonabile come arrivare ai 13 anni senza aver visto almeno un cartone animato della Disney. E’ semplicemente “IL” libro.
E’ un’esaltazione dell’essere umano in quanto tale, libero da paranoie e dal desiderio di essere perfetto per primeggiare. E’ un inno alla vita assaporata fino all’ultima goccia così come viene, senza rimpiangere ciò che sarebbe potuto andare meglio o ciò che si sarebbe potuto fare. E’ un incoraggiamento a considerare l’imperfezione come un elemento indispensabile capace di rendere unico ogni momento ed ogni persona. E’ in definitiva una spinta (o meglio “uno spintone”) ad essere noi stessi in quanto proprio in questo consiste il nostro essere straordinari.
“Nati per amare” compie anche un passo più avanti e ci invita ad andare incontro agli altri. Se ciascuno di noi, in quanto imperfetto ed irripetibile, è straordinario, ogni volta che rifiutiamo il confronto in sostanza rifiutiamo un’occasione per crescere che non ci verrà mai più concessa.
Il problema di fondo che non ci permette di esprimere al meglio il nostro potenziale consiste in fin dei conti non nelle richieste di perfezione che ci fanno gli altri, ma in quelle che ci facciamo noi stessi, e per il grande Leo, che coglie “alla perfezione” questo dilemma, siamo infatti noi stessi le persone a cui in primis dobbiamo andare incontro e delle quali dobbiamo accettare l’imperfezione quale tratto distintivo.
Ora però meglio che tagli corto, non vorrei essere io stessa ad imbottire la testa agli altri su cosa dovrebbero leggere e su come dovrebbero essere. Meglio che prenda la bicicletta e vada in biblioteca a vedere se è arrivato “I love shopping in bianco”… sperando di tornare integra!

6 commenti:

  1. Bene, allora non sono solo libri. Ci sono ancora persone normali in giro! =) Cominciavo a pensare di essere strana io... =p
    Mi sono aggiunta tra i sostenitori, posso restare anche se giro solo in ballerine tacco 0?

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  2. Cara,
    benvenuta! Il taccodieci è un concetto che riguarda come una ragazza si sente, non quello che indossa.
    Anch'io cominciavo a pensare che fossimo una specie in estinzione!
    A prestissimo

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  3. LOL tacco 0 come Froda pure io, che sò fatta vecchia per il tacco 10, mi andava bene in discoteca 10 anni fa, adesso non lo reggo più!!!!!
    Buona lettura del seguito, prima o poi devo leggerla anche io la saga di I love shopping!!!!! Mi hai proprio motivata, fa bene ogni tanto non sentirsi soli nel proprio senso di "inferiorità" rispetto all'idea che gli altri (o noi stessi) abbiamo di noi
    E evviva le cadute in pieno centro, quando capita a me rido, come una matta, ma io sono rincoglionita XD
    Se pò ddì rincoglionita quì? Ops l'ho detto due volte O_o

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  4. Vecchia tu cara? Ma dove??? Ma quando mai????
    Tuo marito è molto fortunato se cadi e ridi in pieno centro... il mio ragazzo è il mio parafulmine preferito! Poverino... è troppo paziente!

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  5. E... tu puoi dire tutto quello che vuoi :D

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  6. Riguardo al libro: "la signora dei funerali" la Wikham è proprio la Kinsella, questo è uno dei suoi primi romanzi antecedenti il successo della serie di "I love shopping".

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Taccodieci wants you!
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