lunedì 19 luglio 2010

A volte essere una donna isterica è assolutamente necessario

La settimana scorsa ho notato che un neo mi si è gonfiato e ha iniziato a far male, per cui ho pensato di andare dal medico di base a chiedere a lui un consiglio. Ho visto che quel giorno il medico avrebbe ricevuto fino alle 19, io finisco di lavorare alle 18.30 e ci impiego circa mezz'ora a percorrere il tragitto ufficio-ambulatorio: perfetto, no? Sì, magari sarei potuta uscire anche un po' prima dal lavoro, ma ho un capo che a momenti fa pesare anche le pause per fare la pipì e quindi ho preferito soprassedere.
Alle 18.30 ho preso la mia macchinina e mi sono incamminata. Nell'ordine per strada ho incontrato: un trattore, un camion che deve essere stato fabbricato prima che inventassero la seconda, una mietitrebbia, un'ape. Con somme imprecazioni (faceva caldo, avevo fretta, non potevo superare, ero straziata da una no-stop di 10.5 ore di lavoro senza pausa pranzo) sono arrivata davanti all'ambulatorio alle 19.15.
Sono scesa dall'auto e mi sono avvicinata alla porta: la maniglia, anziché aprire la porta, compiva giri di 360 gradi completi e stop. La porta è a vetri, quindi ci ho guardato attraverso e ho visto delle persone sedute in sala d'attesa: perfetto, il medico c'era ancora. Dovevo solo trovare il modo di entrare nonostante la maniglia rotta...
Ho provato a bussare alla porta ma niente: nessuno si è alzato per aprire. Ho bussato di nuovo con più forza e ancora nessun risultato, e sì che era impossibile che nessuno mi avesse sentita! Nemmeno per un secondo mi è passato per l'anticamera del cervello che la porta fosse stata chiusa dal medico stesso per non far entrare ulteriori pazienti dopo le 19, vi assicuro che ho agito con l'ingenuità di una bimbetta di 2 anni. Pensando "che cafoni!" della gente che se ne stava comodamente seduta in sala d'attesa, sicuramente con il condizionatore a go-go, senza degnarsi di venir ad aprire a questa povera ragazza letteralmente cremata dal caldo e sfinita da una giornata di inferno, mi sono seduta all'esterno in attesa di una buona occasione per entrare. Appena una paziente è uscita dallo stabile sono sgattaiolata dentro alla porta.
Tutti i presenti mi hanno accolta con sguardi come coltelli, che io non ho capito, anzi, sentendomi osservata ho salutato tutto con buona educazione e mi sono seduta. In particolare c'era una coppia sulla cinquantina (lui con un orribile completo a pantaloncini corti color zafferano e lei con occhialoni da sole Ferrè anche all'interno in penombra che la facevano più Sandra Mondaini che Anastacia) che pareva più "schifata" degli altri della mia presenza. Lei ha addirittura fatto cenno all'orologio e lui ha scosso la testa con disapprovazione. Silenzio di tomba in sala d'attesa.
Dopo qualche minuto un altro povero disgraziato ha cercato di aprire la porta esterna, facendo ruotare la maniglia senza risultato. Il rumore della maniglia che girava a vuoto si sentiva eccome dall'interno, eppure nessuno si è alzato per andare ad aprire. Anzi, è iniziata una serie di sbuffi da parte dei presenti, come a dire "uffaaaa, eccone un altro...". A questo punto ho chiesto, a voce bassa, alla mia vicina di sedia "scusi, c'è un motivo per cui la porta esterna non si apre?".
Pareva che tutti non aspettassero che questo. La ragazza a cui avevo rivolto la domanda ha risposto seccatissima "eccerto, è stato il medico a chiuderla alle 19! Perchè lui finisce alle 19!". A lei è andata dietro Anastacia esclamando "non è che il dottore può stare qui fino a mezzanotte a fare ambulatorio, eh, se continua ad arrivare gente... E ti avviso che prima di chiudere ha contato le persone presenti!". Non contenti (io ero allibita dalla foga con cui le signore mi trattavano come un'approfittatrice che era stata dall'estetista fino a quel momento invece di preoccuparsi di arrivare per tempo) ci si messo anche il marito color zafferano a rincarare la dose con un "se il medico riceve fino alle 19 bisogna arrivare prima!".
Ma erano impazziti? Ok, ero arrivata in ritardo, ma c'era proprio bisogno di tirare fuori tutta quella cattiveria? Neanche fossero stati attivisti di Greenpeace che stavano chiedendo un trattamento più severo nei confronti della BP! E poi era evidente che ero in buona fede (la mia faccia allibita era una valida testimone).
Per cui a questo punto la mia reazione è partita spontanea. Che avrei dovuto fare? Farmi trattare come una svampita approfittatrice ed andarmene con la coda tra le gambe, oppure mettere un freno a quell'isteria dilagante? La seconda, ovviamente.
Così ho fatto la faccia più cattiva che mi riesca e ho detto ad Anastacia (una per tutti) "mi scusi, le sto portando via qualche cosa? No, perchè da come parla sembra che stia cercando di passarle davanti! Invece, se nota, mi sono seduta qui e sto aspettando il mio turno! E giusto per essere precisi, ho solo fatto una domanda!".
Il marito color zafferano si è sentito in dovere allora di difendere la propria donna contro una "ingiusta" angheria, dicendo "ma non le è venuto in mente che la porta fosse chiusa a chiave perchè l'oraio di visite è concluso?". Santo cielo, non potevo credere alle mie orecchie! Ancora avanti con questa storia? Ho soprasseduto sulla questione che di solito le maniglie delle porte chiuse a chiave non compiono giri di 360 gradi e ho preferito uscirmene con un sonoro quanto esasperato "E VA BENE, ALLORA MORIRO' DI CANCRO PRIMA DEI 30 ANNI PERCHE' IL MIO CAPO E' UNO STRONZO E LEI E' IL GUARDIANO DELL'AMBULATORIO! CONTENTO?!?". Penso che a volte per frenare dei pazzi isterici occorra intimorirli dimostrando di poter essere più pazzi e più isterici di loro, se provocati. In questo caso ha funzionato. Nella sala d'attesa è tornato un silenzio di tomba.
Dopo qualche secondo ho chiesto, calmissima "scusate, chi è il prossimo?" ed un ragazzetto spaurito ha alzato la mano. L'ho guardato e gli ho domandato "prima che tu pensi che ti passi davanti, quando esce il medico posso chiedergli se posso aspettare il mio turno oppure se è meglio che torni un'altra volta?" e lui ha annuito.
All'uscita del medico dallo studio mi sono avvicinata al dottore e gli ho chiesto semplicemente "mi scusi, sono arrivata dopo le 19: posso continuare ad aspettare oppure torno domani?" e lui mi ha risposto che potevo attendere. Tornando a sedermi, passando davanti all'uomo color zafferano, l'ho guardato e gli ho detto "che ingiustizia, eh?". E lui ha taciuto. Tutti hanno continuato a tacere per il resto del tempo, perchè avevano capito che ero pazza, pazza completa e forse addirittura pericolosa.


4 commenti:

  1. In un ambulatorio se ne vedono spesso, di certe cose... ma... Complimenti per l'"isteria" :-) Concordo in pieno, con il modo di fare! A presto e complimenti per il blog!!!

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  2. Grazie Elisa!
    Spero di risentirti prestissimo e se hai un blog segnalamelo così inizio a leggerlo!
    Un abbraccio

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  3. Oddio....dai che pure te col senno di poi ci pensi e ti viene da ridere...
    Chissà che faccia ha fatto l'uomo color zafferano (lo so erano i pantaloni, ma io me lo immagino tutto giallognolo XD ahahahah)
    Non sono alla pari come esperienza, ma sai che quando in un tabacchino mi passano davanti e dico ad alta voce "mhà, sarò trasparente?" mi continuano ad ignorare? O_o roba da prenderli a calci!!!!!!!

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  4. Si, in effetti sono state scene veramente comiche! E tu continua a farti valere dal tabacchino cara, che non passino impunite ste cose!
    baci baci

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