mercoledì 25 agosto 2010

Capitolo 1 completato

State morendo di curiosità, eh?
Sia che siate con il naso incollato al monitor per leggere notizie, sia che stiate scuotendo la testa come a dire "ma anche no", vi aggiorno comunque, perchè durante la stesura del primo capitolo si sono poste le prime questioni interessanti (a parer mio).

In primo luogo continuo a non risolvere il problema logistica, nel senso che lo risolvo di volta in volta con i mezzi che ho a disposizione quando voglio e posso scrivere. Ho scritto a casa dei miei approfittando del fatto che sono ancora in ferie, ma ho scritto anche dalla biblioteca (finalmente trovata aperta). Ho trovato questa seconda soluzione molto più funzionale della prima. A parte l'indubbio vantaggio di avere un bagno funzionante in biblioteca, in quanto biblioteca ci sono un sacco di libri, compresi i miei preferiti ed ai quali indubbiamente mi sto ispirando nella stesura del mio masterpiece. Questo significa che posso a mio piacimento, rileggere i miei passaggi preferiti quando sento che sto perdendo la vena stilistica (a meno che i libri non siano in prestito, chiaro). La biblioteca presenta così numerosi lati interessanti. Ah, non dimentichiamo la macchinetta del caffè, che con solo una una modesta monetina riesce a tenermi sveglia evitandomi di dover mettere la caffettiera sul fuoco e di doverla pulire poi. Mi piace quindi scrivere dalla biblioteca: è tranquilla, ho tutto quello che mi serve, non ho telefoni che squillano in continuazione, pentole sul gas e non vedo gli aloni sui vetri del soggiorno che mi costringono, da perfezionista quale sono, ad alzarmi, prendere uno straccetto e pulire, perdendo inesorabilmente il mio preziosissimo filo del discorso.
Ho provato, in questi primi giorni di lavoro, anche l'ebbrezza di scrivere dall'ufficio (durante la pausa pranzo). Sì, carino, ma troppe distrazioni. Telefono che suona (nonostante siamo ufficialmente chiusi), gente che va e viene, gente che passa davanti alla finestra e non avendo tende non posso certo fare la cafona e fingere di non sentire che mi sta chiamando, eccetera. Per questo motivo il libro, già in buona parte scritto nella mia testa, procede più lentamente di quanto vorrei (non è quello che dicono tutti gli scrittori?).

In secondo luogo ha fatto capolino la questione dello "sputtanamento". E' ovvio che la realtà circostante, come ad ogni scrittore che si rispetti, mi offre innumerevoli spunti letterari. Ci sono persone, a me più o meno vicine, che dicono e fanno cose che mi fanno ridere, piangere, incazzare a tal punto che penso "questa la devo mettere nella trama" e prendo appunti. E' giusto trasferire queste cose nel libro?
E' indubbio che qualcuno si riconoscerà, una volta letto il libro completo, in qualche o in tutte le caratteristiche dei personaggi, perchè è normale che sia così. Insomma, non posso inventarmi su due piedi una realtà che non esiste, giusto? Non lo fa nemmeno Stephen King!
Non a tutti però potrebbe piacere riconoscersi nel libro. Nel senso che magari potrei riportare frasi o situazioni che la gente preferirebbe cadessero nel dimenticatoio. Ovviamente non sto riportando (e non lo farò mai) alcun collegamento che possa far risalire alla vera identità di chi mi ha fornito gli spunti, ma questo si può dire che non sia sputtanamento?
Sono giunta alla conclusione che la strada migliore, al solito, sia la chiarezza. Fin da ora comunico che riferimenti a fatti o persone nel romanzo saranno talvolta assolutamente casuali e talvolta no, che i personaggi e le situazioni saranno talvolta puro frutto del mio ingegno e talvolta no. Spero vi piacerà leggere ciò che ho scritto, spero che riderete ritrovandovi nei personaggi che un po' alla volta sto disegnando, spero che non mi cancellerete l'amicizia su Facebook, ma se così non dovesse essere mi dispiacerà, tuttavia sappiate che non ne posso fare a meno. Vi consoli sapere che vi ho presi in qualche modo come modelli per realizzare un'impresa per me importante.
Se questo si chiami sputtanamento, sta a voi deciderlo.

La Redazione

2 commenti:

  1. Mi è capitato di fare lavori manuali, per esempio scavare una fossa con una pala.
    Quando si inizia si ha un'idea del tempo e della fatica per ottenere una certa profondità che corrisponde a: cosa vuoi che sia!
    Poi si scopre che il tempo e la fatica sono almeno il triplo. Ecco.
    Addirittura, a volte, il risutato non è nemmeno quello immaginato, e ci si ritrova con una fossa ridicola.
    Per me è un po' così scrivere un romanzo.
    Bella scempiaggine che ho scritto.

    Comunque piacere di conoscerti, mi sono iscritto al tuo blog.
    Saluti,

    Ale

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  2. E' il paragone più sensato che abbia sentito finora.
    Benvenuto nel mio blog, piacere mio.
    Buona giornata

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