martedì 17 agosto 2010

Primo problema: logistica


Mi sono procurata il blocco per appunti. Ho optato per un pratico formato A4, considerando che è probabile che scarichi del materiale da siti internet, che faccia qualche copia di pagina di manuale di scrittura, e che insomma io abbia cose da archiviare in formato A4.
Non ho nemmeno optato per un qualcosina di sfizioso, ma ho recuperato una cartellina ad anelli che avevo già in casa, giusto per andare al risparmio, ma mi sono concessa dei graziosissimi segnalibri della post-it tutti rosa che sono veramente un amore! Non so ancora bene a che cosa mi serviranno, ma li sto utilizzando comunque già ora. Pensavo che il problema principale dello scrivere un libro fosse l'argomento, e invece sapete qual è il mio problema principale? La postazione di scrittura. Io ho un pc portatile a casa, ma vivo con il mio ragazzo e siamo in una sorta di condivisione dei beni per cui, da quando il suo pc ha tirato le cuoia, il mio è praticamente sotto sequestro. Dovete pensare che lui è un informatico, e in questo periodo ha anche in mente di realizzare una applicazione per Android, perciò ha sempre e necessariamente bisogno di un pc a disposizione, da quando si alza al mattino a quando va a nanna la sera. L'unico pc in casa, guarda caso, è il mio bellissimo hp. Dove andare quindi a scrivere? Nei giorni scorsi ho preso appunti sul mio fantastico quaderno, ho delineato qualche personaggio, ma oggi avevo proprio bisogno di scrivere.
Stamattina mi sono alzata e sono andata in biblioteca, contando sulla disponibilità di Ivano per una postazione, ma guarda caso proprio il martedì mattina la biblioteca è chiusa: porcaccia! Sarebbe stato davvero comodo poter scrivere da lì, perchè la biblio si trova proprio a circa 150 metri da casa mia.
Sono tornata a casa, ho preso le chiavi della macchina e me ne sono andata a scrivere a casa dei miei, che sono in montagna per tutto il mese. L'unico problema è che i miei vivono a circa 20 km di distanza da me, per cui non è una soluzione così comoda come sembra. Sono arrivata, ho parcheggiato, le vicine mi hanno accolta con le loro ciarle su chi va a letto con chi urlate dal poggiolo (è proprio un bel quartierino elegante quello dove vivono i miei, non c'è che dire) e me ne sono andata di sopra. Ho dato da bere alle piante, ho controllato la posta e ho finalmente acceso il computer. Erano già le 11.00.
Mi sono messa a scrivere, ma non so perchè dopo pochi minuti ho sentito il fortissimo richiamo della toilette. L'appartamento dei miei ha due bagni e io ero da sola: meglio di così... Tuttavia a misfatto compiuto, solo alla fine, quando ormai era troppo tardi, mi sono resa conto che mio padre, prima di partire, aveva diligentemente chiuso l'acqua. Chiusa, kaput, niente, niet, nada! Niente acqua dallo sciacquone! E ora? Ci ho impiegato 15 minuti per ricordarmi come cavolo si faceva a riaprire l'acqua dell'appartamento, 30 secondi a realizzare che sarebbe stata una mossa inutile visto che ci avrei impiegato circa un'ora a ricordarmi come cavolo si faceva a richiudere l'acqua, e così ci ho messo altri 5 minuti per farmi venire l'idea di buttare un secchio d'acqua giù per lo scarico, prendendo l'acqua dalla cucina, dove, misteriosamente, continuava a funzionare. Risultato? Ho perso un sacco di tempo e ho scritto una striminzita facciata e mezza del mio libro, con un'interlinea di 1.5.
Ora sono a casa e sto cercando di andare avanti, approfittando del fatto che il mio ragazzo è a pranzo da un amico e che pertanto ho accesso esclusivo, dopo settimane, al mio fantastico hp.
Credo che questo libro sarà un po' nomade, scritto un po' qui e un po' lì, dove capita, fino a che il mio capo non prenderà una botta in testa, deciderà di pagarmi un po' di più e potrò permettermi un altro pc. Nel frattempo mi arrangerò come potrò.

Tornando un secondo sul discorso dell'appoggio di chi ci vuole bene, vi racconto la scenetta carina di ieri con quel totem imponente nella mia coscienza chiamato suocera.
Parlando del più e del meno lei ieri ha chiesto al mio ragazzo "che farai durante questa settimana di ferie?" e lui ha risposto che intende iniziare l'applicazione per Android. E così lei ha chiesto, guardandomi, "e tu?". Io non volevo, non volevo assolutamente dirglielo, ma il mio ragazzo mi ha preceduto: "lei scrive un libro". Mia suocera è rimasta per qualche secondo in silenzio e impassibile, forse cercando di capire se fosse uno scherzo o cosa, poi, capendo dalla mia espressione terrorizzata che non era una bufala, ha risposto "anche io una volta ci ho provato, poi ho lasciato perdere. Eh sì, sono quelle cose adolescenziali...".
Cazzo, mi chiedo seriamente a questo punto come faccia John Grisham a pubblicare libri nonostante abbia solo 15 anni...

La Redazione

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