venerdì 24 settembre 2010

Paranoie e predisposizione naturale alle sciagure


Stasera è finito tutto, lavorativamente parlando. Malintesi, fraintendimenti, paranoie vere e proprie, angosce finte e presunte, crisi generalizzata. La gente va via di testa, è ufficiale.
Mai avevo assistito ad una riunione condita da schiaffi e occhiali rotti e spero che non mi ricapiti di ripetere l'esperienza. Ero allucinata e per via di paranoie infondate da parte di gente... vabbè, lasciamo perdere. Ce ne sono andata di mezzo anche io in qualche modo in un finale che se non avesse del tragico avrebbe del comico e non ho avuto altra scelta che lasciare quella riunione, il mio ufficio, i miei colleghi. Non ho avuto alternativa.
Sms di solidarietà per dire che non lo meritavo, da parte di tutti, e questo almeno capita in un momento in cui cado in piedi. Senza mancare di rispetto a nessuno, lascio i colleghi migliori del mondo, sui quali la mia dipartita si ripercuoterà come un boomerang. Mi sono state promesse scuse domani, quando ormai non me ne farò più niente, a costo di essere troppo dura.
Dulcis in fundo il mio migliore amico, che in qualche modo si è sempre trovato al mio fianco nei momenti bui della vita, che mi aspetta sotto l'ufficio nonostante io sia in ritardo di mezz'ora sull'appuntamento che ci eravamo dati. Non so come avrei fatto senza di lui. Probabilmente avrei pianto fino a svenire.
La domanda sorge spontanea: che la gente esca di testa è un effetto della crisi? O sono io che ho qualche cosa di sbagliato che mi attiro le situazioni più assurde e isteriche che si possano immaginare? Sono io che in qualche modo sono geneticamente predisposta a cambiare lavoro ogni due anni e mezzo o il mondo è una giostra di pazzi? A volte mi sembra di essere imbecille a continuare a pensare di essere normale. La cosa più probabile forse è che siano normali quelli che chiamo pazzi isterici, mentre io sono quella strana.
Non mi sto commiserando, mi sto solo chiedendo se non ci possa essere una ragione scientifica, diciamo pure genetica, se non riesco a fare la vita che vorrei. Non voglio vincere a win for life, anche se ci provo mediamente una volta al mese. Io voglio solo fare il mio lavoro, tornare a casa con la consapevolezza di averlo fatto bene, preparare una buona cenetta equilibrata per me e il mio ragazzo, consumarla bevendo un bicchiere di vino e poi stare in divano con lui a guardare un film. E' chiedere troppo questo? E' avere delle pretese troppo alte questo? Non ho idea. Al momento pare di sì.
Non sto dando la colpa a nessuno, anzi, mi chiedo seriamente se per qualche motivo conscio o inconscio questo non possa essere in qualche modo colpa mia.
Ma che sia questa la flessibilità? O che sia disagio mentale? O che siano paranoie? Stress? Predisposizione alle calamità naturali? Non so dirlo, so solo che così non si vive mica un gran chè bene. Mi rincuora sapere che, una volta a casa, almeno posso chiudere il mondo fuori dalla porta e lasciare che chi ha tempo, voglia ed energie per scannarsi continui a farlo. Io, ringraziando il cielo, ho cose più importanti da fare.

La Redazione

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