lunedì 18 ottobre 2010

Habemus soggiorno!

Ufficialmente ci siamo presi ancora qualche giorno per pensarci, ufficiosamente abbiamo già deciso che la proposta fatta dall'arredatore sabato pomeriggio è strepitosa: molto scenica ed intelligente allo stesso tempo. Abbiamo girato e rigirato senza sapere dove andare, ma alla fine ne valeva la pena.
Come abbiamo trovato questo arredatore così speciale? Girando e rigirando senza sapere dove andare, cenando a prezzo fisso seduti accanto ad un tavolino lack portatv provvisorio.
Man mano che cominciavamo a disperare di trovare finalmente la soluzione ai nostri problemi, abbiamo iniziato ad assillare parenti ed amici con le nostre difficoltà. Ci facevamo in sostanza un sacco di paranoie, giungendo inevitabilmente alla conclusione che se non riuscivamo a trovare una soluzione per il soggiorno era solo ed esclusivamente colpa nostra: quali ventenni degni di questo nome avrebbero scelto battiscopa, porte e scala interna in ciliegio? Abbinandoli per giunta con un divano tanto enorme quanto demodè? Andiamo: il ciliegio era di moda quando le donne avevano i capelli cotonati!
Eravamo convinti di aver sbagliato tutto, agendo come ventenni pensionati, ed eravamo arrivati al punto di chiedere a mia cognata, che lavora in un'azienda di porte, un preventivo per cambiare tutte le porte e i battiscopa della casa. Nella nostra folie a deux il preventivo non ci era nemmeno sembrato esagerato e saremmo stati disposti ad intraprendere questa strada. Qualcuno ha iniziato a consigliarci di andare in un certo mobilificio, sostenendo che proprio lì avremmo trovato un arredatore strepitoso dalle idee geniali, una specie di Dr House: lui avrebbe visto la nostra stanza ed avrebbe fatto una diagnosi senza lasciare spazio ad alternative. Abbiamo chiesto ansiosi il nome del luminare. Eravamo infatti già stati al mobilificio (d'altronde abbiamo girato tutti i mobilifici di almeno due regioni) in questione ed eravamo giusto in attesa di una proposta da parte dell'arredatore, alla luce delle fotografie e delle piantine che gli avevamo portato. A dirla tutta quell'arredatore non ci aveva fatto proprio un'ottima impressione, ma d'altra parte siamo due fervidi sostenitori del fatto che non si può giudicare qualcuno dalla prima impressione. Il primo che ci ha suggerito di interpellare House l'ha chiamato Claudio. Il nome non tornava. Nel mobilificio non avevamo trovato nessun Claudio.
Ci siamo trasformati in due specie di agenti dell'FBI ed in qualche settimana, sfruttando conoscenti di conoscenti, abbiamo scoperto che Claudio House ha effettivamente lavorato nel mobilificio consigliato fino a poco tempo fa, per poi trasferirsi verso destinazione ignota. Qualche altro giorno di ricerca ci è valso il suo numero di cellulare ed a quel punto è iniziata la persecuzione. Lo abbiamo perseguitato per un appuntamento lasciandogli esclusivamente due alternative: darci ascolto o denunciarci per stalking. Ha scelto la prima, per fortuna nostra.
Ci siamo recati da lui carichi di timide speranze come indigeni al cospetto di uno sciamano. Lui ci ha accolti in un mobilificio specializzato in cucine, assicurandoci però di essere in grado all'occorrenza di progettare qualsiasi tipologia di ambiente e di farci avere il meglio dei relativi mobili sul mercato.
A vederlo Claudio sembra veramente un Dr House: capello brizzolato, fisionomia giusta, giacchetta D&G spiegazzata al punto giusto... Tutto in lui ha inoltre quella ricercata e pacata trasandatezza dell'architetto, che sceglie il gusto perchè ci si trova bene immerso e non per mostrarlo.
Sono bastate poche battute per capire che valeva effettivamente la pena di impegnare tante energie nella sua ricerca. Ha guardato il materiale che gli avevamo portato e nel giro di due minuti aveva fatto un paio di schizzi (peraltro artisticamente bellissimi) su come avremmo potuto organizzare gli spazi.
In sostanza è come se ci avesse mostrato che la soluzione al nostro soggiorno era già lì, praticamente scritta nella pianta stessa della stanza e noi non l'avevamo vista. Tutto nella sua pianificazione risulta infatti funzionale, come se la stanza fosse nata per essere esattamente come l'ha disegnata lui. Non ci sono sprechi di spazi, tutto è valorizzato. Un altro lato positivo della sua consulenza è che non ha pensato solo ai mobili, come invece hanno fatto tutti gli altri arredatori, ma ha pensato tutto nell'insieme: luci, armadi a scomparsa, effetti scenici, cartongessi vari, tappeti e complementi. Ha saputo valorizzare ogni centimetro di spazio tirandone fuori il meglio.
Il mio ragazzo ed lo ascoltavamo a bocca aperta, come se sentissimo finalmente la Pizia dirci cosa dovevamo fare della nostra vita.
L'unico aspetto negativo del suo progetto? Che tra mobili, lavori di muratura, luci e pitture costa quasi come una BMW. Il mio motto prima di conoscere Claudio era "è immorale spendere per un soggiorno più di quanto abbiamo speso per la cucina completa di elettrodomestici. In fin dei conti il soggiorno è solo un pezzo di legno, non ha niente di tecnologico o necessariamente costoso!". Ora il mio motto è: "bello, bello, bello! Chi se ne frega: avremo il soggiorno più bello del mondo!".
Ormai è deciso: avremo quel soggiorno. L'unica cosa ancora da chiarire è la tempistica. Visti i costi probabilmente saremo costretti a fare le cose un po' alla volta, partendo dalla muratura per arrivare al mobilio, il tutto nell'arco di circa sei mesi. Tuttavia ora sento che lavoreremo con un preciso obiettivo, componendo i pezzi di un meraviglioso puzzle.
Abbiamo anticipato a House la nostra intenzione di fare le cose un po' alla volta e lui è stato d'accordo, offrendosi di seguire personalmente i lavori per accertarsi che ogni tassello vada al punto giusto.
La sua sicurezza è stata... rassicurante. L'unico momento in cui è sembrato leggermente sconcertato è stato quando il mio ragazzo gli ha detto "beh, ora vediamo come fare con i tempi. Sai, ci siamo appena licenziati tutti e due...". Mi sono affrettata ad aggiungere: "...perchèpunkabbestia che cercano di fregare il sistema capitalista... eheheh (risatina nervosa)".
Primo passo: accettare il progetto formalmente, rassegnarsi ad avere un cartongessista in casa e polvere di cartongesso perfino nelle mutande.

La Redazione

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