domenica 21 novembre 2010

Eccesso di solidarietà femminile

Che le donne tra loro abbiano il sacrosanto dovere di sostenersi a vicenda e di spalleggiarsi anche di fronte alle più lampanti prove di colpa è una delle poche certezze della vita, sulle quali si può sempre contare. Tuttavia qualche sera fa sono incappata accidentalmente in questa rete di sostegno. Ci sono stati momenti in cui avrei dato una costola per ricevere questo sostegno, ma qualche sera fa non lo cercavo, giuro. E mi ha fatto riflettere la sensazione che ne ho ricavato.
Vi racconto dall'inizio come è andata.
Eravamo ad una festa di compleanno ed ovviamente, ad un certo punto, noi donne (sempre le solite quattro) ci siamo ritrovate distanti anni luce dal resto della festa, appartate ad un lato del tavolo, ad aggiornarci sui gossip della settimana come cocainomani che tornano a casa dopo una settimana di ferie in terra santa. La Ele mi ha fatto notare che il mio ragazzo aveva una brutta tosse, ed in effetti ce l'aveva da circa due settimane. Le ragazze hanno iniziato a dirmi che avrei dovuto spedirlo dal medico a farsi vedere, così, capite, mi sono sentita in dovere di raccontare la mia versione dei fatti per levarmi di dosso il marchio infamante di fidanzata peggiore dell'anno. Ecco esattamente quello che ho raccontato alle mie amiche.
Quando ho notato che il mio ometto aveva la tosse l'ho incitato ad andare dal medico, senza risultato. D'altra parte ha appena iniziato un nuovo lavoro in un'altra città e la sera rientra a casa sempre troppo tardi per riuscire ad arrivare in tempo dal medico di base prima che chiuda. Così dopo qualche giorno, sentendo che la sua tosse peggiorava, ho iniziato ad accompagnarlo al lavoro in auto per non fargli prendere il motorino e ho tirato fuori dall'armadietto dei medicinali delle pastiglie effervescenti, residuo della mia influenza dell'inverno scorso. Gli ho somministrato le prime due, ma la scatola era già agli sgoccioli e le pastiglie sono terminate. Le ho annotate nella mia lista della spesa mentale. Il mattino seguente il mio ragazzo, ignaro della fine delle pastiglie, mi ha chiesto di prenderne un'altra, perchè, sosteneva, sentiva che stavano avendo un effetto positivo sulla sua salute. Orgogliosa delle mie potenzialità mediche, la prima cosa che ho fatto appena uscita dall'ufficio la sera è stata fiondarmi in farmacia per comprare nuovamente le pastiglie effervescenti. Sono tornata a casa trionfante, ma, quando ho cercato di somministrare la pastiglia al mio ragazzo, lui ha guardato il bicchiere disgustato e se ne è uscito con un "bleah, io non la prendo questa merda". Sì, il mio ragazzo a volte è volubile come una star del cinema.
Così ho annotato nella mia lista della spesa mentale di passare nuovamente in farmacia per acquistare un farmaco alternativo.
Nel frattempo c'era una intera notte da trascorrere senza farmaci e il mio ragazzo si svegliava continuamente in preda ad attacchi di tosse degni di un fumatore settantenne che ha iniziato a fumare alle elementari. Ovviamente mi svegliavo con lui: era scientificamente impossibile riuscire a dormirgli accanto. A meno di non essere totalmente sordi.
Presa da uno slancio di bontà, gli ho proposto di scendere a preparargli una tisana: magari le erbe sarebbero riuscite a calmarlo almeno per il tempo necessario ad addormentarsi. Lui ha accettato. Sono quindi uscita dal caldo piumone ed ho affrontato il freddo del pavimento in piena notte, scendendo di sotto per preparare la benedetta tisana. Sono risalita con la tazza, gliel'ho data, lui ne ha assaggiato un sorso microscopico e poi l'ha appoggiata sul comodino dicendo "bleah, io non la bevo questa merda". Senza dire una parola si era ributtato sotto le coperte ed aveva cercato di riaddormentarsi.
Dal momento che ho un cuore, in ogni caso il giorno seguente ero passata in farmacia a comprargli uno sciroppo, ma a quel punto se lui continuava a tossire come un forsennato, ho detto alle mie amiche, in qualche modo se l'era anche cercata.
Ciò che ho raccontato loro era esattamente la verità. Cioè, le cose sono andate davvero così. Tuttavia non mi aspettavo tanta solidarietà da parte delle mie amiche.
Ali ha attaccato con "beh, se Ste fa una cosa del genere... CAMMINA!". E la Ele: "ma scherzi? Ma io lo avrei ucciso... Non esiste proprio...". E così sono andate avanti ad elencare una decina di modi in cui avrei potuto lasciarlo cuocere nel suo brodo, fino a morire di tosse, se mai una cosa sia possibile.
Il giorno seguente la Ele mi ha inviato un sms per invitarci fuori, ma ho risposto che il mio ragazzo non si sentiva bene e che preferivamo stare a casa a riposare, una volta tanto. Lei ha risposto "Ok, ma picchialo".
Ora: sono io che ho sbagliato a raccontare ciò che è successo o loro avevano perfettamente ragione? Non so davvero che pensare. So solo che, guardando il mio ometto che se ne sta di fianco a me sul divano in questo momento, non potevo proprio lasciarlo morire di tosse... Ma in fin dei conti non sono cose che succedono in tutte le case? O no? La solidarietà femminile mi confonde.

La Redazione

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