giovedì 11 novembre 2010

Il passato è passato

Sto pensando da due giorni a come raccontare ciò che voglio raccontare senza raccontarlo. Il risultato di tanta riflessione è che ho deciso di fregarmene e di raccontarlo e basta. Chissene.
Iniziando a cavillare su ciò che si può scrivere e ciò che non si può scrivere si inizia anche a scavare la fossa della libertà di espressione. Al massimo farò la fine di Luttazzi, ma la farò con lo stile che mi contraddistingue.
E poi in fin dei conti non è successo niente di chè...
E' successo che, come si suol fare da bravi buoni colleghi, ci si chiede l'amicizia su Facebook, andando a scoprire così un po' di intimità. Ma il nostro spirito esibizionista non conosce limiti. O forse è solo l'effetto di vivere un eterno dilemma del riccio: ricercare la prossimità per poi voler prendere le distanze quando questa vicinanza inizia a farsi troppo "spinosa".
Navigando sul profilo Facebook di una collega ho sbirciato le sue foto, perchè, diciamolo, chi non va a vedere subito le foto dei nuovi amici su Facebook? E scopro che lei è un'amica della attuale ragazza del mio ex e, di conseguenza, frequenta lui e tutta quella che per tanti tanti anni è stata la mia compagnia. Il fatto che io dica IL mio ex e non UN mio ex è sintomo che abbiamo trascorso così tanto tempo assieme da crescerci assieme e da non avere altro tempo libero per svolazzare di fiore in fiore. E quando è finita vi lascio immaginare come sia finita. E' finita nell'unico modo in cui possono finire le storie importanti, cioè in un bagno di sangue senza vincitori, ma con due vinti stremati, esasperati, psicologicamente ed emotivamente ai minimi termini.
E' finita con una ragazza che cambia città, amici, taglio di capelli e che si inventa una vita che, peraltro, è di gran lunga felice, soddisfacente e nella quale si sente a proprio agio come se fosse la vita che avrebbe sempre dovuto vivere.
Era giusto, per evitare fraintendimenti, dire alla mia collega che sì, sono proprio io quella di cui forse ha sentito parlare. E' stata una carrambata incredibile. Non so chi fosse più imbarazzata tra noi due. Nei suoi occhi vedevo che stavano tornando insieme pezzi di puzzle, tra l'incredulità e lo sconcerto. E' stato un momento a dir poco imbarazzante. Credo che entrambe avremmo voluto essere ovunque tranne lì, a parlare di quello di cui abbiamo invece parlato, magari avremmo perfino preferito una visita dal ginecologo piuttosto che condividere quella "intimità". Già, perchè ora ci conosciamo molto di più di quanto si conoscano due colleghe che da qualche giorno appena condividono la scrivania, perchè conosciamo molto bene reciproche compagnie, reciproci ambienti, perfino soprannomi e modi di dire tipici di una cerchia di una decina di persone, eppure siamo pur sempre colleghe che tre settimane fa non sapevano nemmeno che l'altra esistesse. Non è una cosa pazzesca?
Devo dire che se questa cosa fosse successa cinque anni fa ci sarei rimasta secca, invece ora ho reagito come una vera persona adulta. Sono quasi fiera di me. Quasi.
Prima di rivelarle chi fossi ci ho impiegato una intera giornata. Non trovavo le parole per iniziare l'argomento. Come avrei potuto dirglielo?

- Ciao, hai presente quella stronza di cui forse hai sentito parlare? Beh, sono io.
- Ciao, abbiamo qualche conoscenza in comune...
- Ciao, se per caso pensavi di organizzare un aperitivo con i tuoi amici a cui invitarmi... beh, meglio di no...
- Ciao, da domani entrerò nel programma protezione testimoni, quindi mi cancellerò da Facebook... Non volermene...

Ogni modo di iniziare la conversazione mi sembrava sbagliato. O meglio, mi sembrava così assurdo... Si tratta di cose e persone che non nomino nemmeno più da così tanto tempo che non fanno più parte della mia vita, di ciò che sono ora. Persone che sono lontane anni luce, di cui ad esempio non ricordo più la voce, ma che però hanno contribuito a fare di me ciò che sono, nel bene e nel male. Situazione decisamente surreale.
Alla fine l'ho detto, con le parole che non avevo programmato e che mi sono uscite di bocca un po' come fa qualsiasi cosa mi esca di bocca: praticamente a casaccio. Ed è andata alla grande.
Nel senso che, oltre a tutto ciò che posso intuire della mia collega in base ai suoi amici, ho scoperto che è una bella persona, con un gran senso dell'umorismo, che è riuscita a rendere la situazione meno surreale possibile ed a mantenere anche me sui binari dell'adultità (e non è da tutti). Ci abbiamo riso sopra per un intero pomeriggio, immaginando le innumerevoli situazioni imbarazzanti in cui avremmo potuto incappare nella beata ignoranza delle nostre conoscenze in comune.
Grazie a Facebook siamo consapevoli che il primo aperitivo in compagnia che organizzeremo sarà off limits ai nostri amici extralavorativi. Soprattutto ad alcuni.
E bravo Facebook. E brave le persone adulte.
Perchè, come dice il grande Michele:

"se il passato ritorna, segno che il pomodoro non era fresco".

La Redazione

2 commenti:

  1. ciao! ma che carino il tuo blog...! complimenti
    La storia di facebook è interessante.. .com'è poi andata a finire? ;)

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  2. Ciao!
    Grazie... anche il tuo blog è carino. Mi ha fatta sbellicare dalle risate la scena della domanda della prof che hai messo come intro...
    Con la vicenda FB è andata benone: ogni tanto ci facciamo ancora delle belle risate, ma ci stiamo comportando da persone adulte, una volta tanto, e non stiamo cucendo un dramma su questa cosa... E per fortuna: una volta tanto che faccio un lavoro che mi piace non me la voglio giocare su ste stupidaggini...
    A presto!

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