lunedì 1 novembre 2010

L'importanza di un business plan ben fatto

Avere il computer libero mi è quasi costato un litigio. Non sto scherzando.
Nuovo lavoro? Poco tempo per scrivere? Macchè. Cioè, in effetti non so ancora bene come comportarmi nel nuovo ufficio per quanto riguarda la privacy della mia postazione. Non ho idea, tanto per dirne una, se la cronologia web sia in qualche modo accessibile da parte di chicchessia. Così ho smesso di scrivere al lavoro. Cioè ho smesso di pubblicare. Scrivo su file di testo ripromettendomi ogni giorno come una scema, alla sera, di fare copia e incolla su di un nuovo post. Non succede mai, perchè con un pc solo ed un ragazzo che sta scrivendo un'applicazione per Android è praticamente impossibile anche solo avvicinarsi alla scrivania. "Sì, un secondo e ti lascio il computer": non so quante millemila volte ho sentito questa frase negli ultimi giorni. Ovviamente non me l'ha mai lasciato, se non stasera, causa somma incazzatura da parte mia. Leggi: durante questo lungo weekend ho pregato e scongiurato per avere un'oretta libera a tu per tu con il computer e ce l'ho adesso, l'ultima sera, con la pizza già in forno che si sta cucinando. Pochi minuti alla tastiera e pure col pepe al culo.
Ovviamente di ciò che ho scritto durante questa settimana, su scampoli di block notes, non ve ne può fregare più nulla, perchè quelle vicende, una volta interessanti perchè riguardavano una prima settimana in un nuovo ufficio, ora sono passate e puzzolenti come uova marce.
Che è successo questa settimana? Niente di particolarmente rilevante, se non l'inizio di un pessimo rapporto con tutto ciò che è elettrico.

Sabato mattina alle 8.20 (sì, esistono le 8.20 anche di sabato), l'arredatore è venuto a casa nostra con il falegname, per prendere le misure esatte per realizzare la mini cabina armadio in ingresso e, per suggellare l'accordo, ho staccato un assegno di mille, e dico MILLE EURO di anticipo. In effetti era anche ora che ricominciassi a contribuire pure io agli acquisti importanti di casa, ma è pur sempre vero che mille euro sono per me più di un mese di lavoro. Non è stata, diciamo così, una cosa facile, tuttavia ne ero orgogliosa. "Tanto fino al prossimo stipendio non ho in programma spese", pensavo, "posso farcela".
I problemi sono iniziati già subito dopo aver chiuso la porta alle spalle di un arredatore e di un falegname soddisfatti. "Andiamo a fare un giro al centro commerciale?", chiede il mio ragazzo. Io guardo l'orologio e rispondo "certo, abbiamo fatto prestissimo! Sono solo le 9.30!". "No, sono le dieci e mezza...". Riguardo meglio l'orologio e noto che in effetti le lancette sono ferme. Devono essere state ferme da un bel pezzo, perchè anche la data era quella di venerdì. Merda.
Fosse il mio un orologio qualunque non starei qui a ricamarci sopra tutta questa storia. Il fatto è che il mio è un Signor Orologio e ce l'ho da una vita. Sono sicura che non si tratti della batteria perchè l'ho cambiata tre mesi fa. Mio padre comprò quell'orologio quando avevo circa 10 anni e ricordo che fu amore a prima vista. Vidi quel cronografo bellissimo, da uomo, col fondo bianco e le lancette blu e sentii le farfalle nello stomaco. Quando mio padre lo indossava lo guardavo adorante e non mancavo di ripetergli quanto fosse figo quell'orologio. Mio padre intuì la profonda infatuazione e mi rese la ragazza più felice della terra quando me lo regalò. Avevo circa 15 anni. Ciò significa che negli ultimi 15 anni ho portato quell'orologio ogni singolo giorno e non ne ho mai avuto un altro con cui intervallarlo, perchè da circa 20 anni ne sono innamorata. Capite ora il trauma che sto subendo a saperlo malato.
Capite anche ora che, costi quel che costi, quell'orologio sarà riparato.
Questa è stata la prima spesa imprevista che ho messo nella lista da sabato mattina.
Poi è arrivata l'assicurazione dell'auto.
Non potendo andare personalmente venerdì a pagare la rata dell'assicurazione dell'auto (permessi zero visto che ho cambiato lavoro da 5 giorni), ho chiesto a mio padre di passare in agenzia al posto mio. Sabato mattina chiamo i miei per raccontare loro dell'incontro con arredatore e falegname e mio padre mi chiede se ho ancora il suo IBAN per il bonifico della rata dell'assicurazione. Merda. Mi ero completamente dimenticata di aver chiesto a mio padre di anticipare l'importo della rata e di non avergli ancora fatto il bonifico. Seconda spesa imprevista.
Saluto mio padre e riaggancio. La domanda del mio ragazzo "sei sicura che l'assegno dell'arredatore sia coperto?" a questo punto è perfettamente lecita.
Dopo le spese riprendo il mio tran tran quotidiano, fatto di detersivi, fornelli e, ahimè, ferri da stiro.
Non so se vi ho già raccontato che anche il mio ragazzo ha recentemente cambiato lavoro e, da quando è nel nuovo ufficio, indossa molto spesso la camicia. Proprio lui, che aveva fatto di maglietta e felpa una specie di seconda pelle, con somma invidia delle mie amiche con fidanzati bancari, ha deciso di farmi impazzire con lo stiro. Questo perchè nel mucchio delle cose da stirare sono comparse mediamente quattro camicie a settimana, ma il numero di maglie e magliette non è affatto diminuito. Mah...
Sabato pomeriggio mi accingo pertanto a stirare. Tiro fuori asse da stiro e ferro, lo accendo e... niente. Non succede niente. Il fichissimo ferro da stiro con caldaia non reagisce. Sento che l'acqua del vapore inizia a bollire, si accende qualche spia, ma di produrre calore proprio non se ne parla. Merda. Devo portarlo a riparare. E adesso dove cavolo ho ficcato lo scontrino?
Ma come la mettiamo con il mucchio di roba da stirare? Se non stiro per un intero fine settimana è matematico che mercoledì il mio ragazzo sarà costretto ad andare al lavoro in costume adamitico.
Busso alla vicina e le chiedo se può prestarmi il ferro da stiro. Lei risponde che le serve proprio in quel momento, ma sentito il mio problema mi rincuora "cara, è successa anche a me la stessa cosa qualche tempo fa. Il ferro da stiro era semplicemente intasato! Ho riempito la caldaia con acqua e aceto e si è disincrostato. Ora funziona che è una meraviglia". Con la speranza di poter risparmiare almeno una riparazione e/o l'acquisto di un nuovo ferro da stiro, torno a casa e riempio la caldaia con acqua e aceto. Per andare sul sicuro uso una dose di aceto quintupla rispetto a quella consigliata dalla vicina. Apro al massimo il meccanismo del vapore e in men che non si dica il vapore inizia ad uscire copioso dal ferro. Peccato che sia misto a melma bianca dal profumo di vomito. Sono in mansarda, giusto nella stanza dove abbiamo appena installato il motore del Velux. Mi fiondo all'interruttore ma il fantastico e costosissimo sensore pioggia abbinato al motore non mi permette di aprire la finestra mentre fuori piove. Apro la finestra manuale di una stanza a due stanze di distanza, ma ovviamente non serve a granchè. Rimango avvolta da una nuvola di vapore che sa di vomito. Il procedimento per disincrostare il meccanismo del vapore del ferro da stiro, effettivamente intasato, mi costa cinque minuti buoni di vapore al vomito.
Ora il vapore del ferro da stiro va che è una meraviglia, peccato che di scaldarsi, quell'aggeggio infernale, non ne voglia ancora sapere e continui ad oggi a costituire una imminente spesa imprevista.
Decisamente come consulente finanziaria di me stessa non valgo una cicca.

La Redazione

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