sabato 20 novembre 2010

Come una giovane donna alla moda in una scena da film


Solitamente controllo le previsioni meteo per decidere se sia finalmente giunto il momento di uscire di casa al mattino fiduciosa di non trovare, al rientro, uno stendino pieno di biancheria puzzolente di pioggia mista a sabbia sahariana in trasferta da rilavare alla velocità della luce prima di restare senza mutande pulite ad libitum. Ma cosa fare quando le previsioni annunciano pioggia per tutti i giorni a venire?
Ovvio: scardinare un blocco culturale e rivolgersi ad una lavanderia a gettoni per usufruire quantomeno di una asciugatrice.
In effetti le lavanderie a gettone sono diffuse ed utilizzate in tutto il mondo tranne qui, dove restano una specie di ricettacolo per stranieri. Ma perchè poi? Siamo tutti così ricchi da avere la colf? O la mente della donna italiana è così perversa da provare piacere nel lavare e rilavare le stesse cose? Mah.
Fatto sta che stamattina sono uscita di casa per andare al lavoro (ebbene sì, ho lavorato anche sabato mattina e mi capita spesso ultimamente di fregarmi mezzo weekend in ufficio) con un paio di valigie di roba sporca nel bagagliaio. Ho affrontato una importante riunione potenzialmente esplosiva di concertazione tra rappresentanze datoriali e sindacali, neanche fossi una giovane donna rampante in carriera, e all'una sono andata alla lavanderia a gettoni vicino casa.
Convinta che avrei incontrato solamente stranieri, sono rimasta sorpresa nell'incontrare una ragazza italiana in attesa che le sue lenzuola si asciugassero. La ragazza, tuta, rasta e un evidente stato di sovrappeso, deve avermi scambiata per un'aliena. Io non ero eccessivamente tirata, ma avevo il vestitino grigio di H&M nè troppo corto, nè troppo lungo, che mi sta molto bene perchè non segna i fianchi e prima di uscire mi ero pure truccata con cognizione di causa e piastrata i capelli. Avevo tutta l'aria di una che aveva appena concluso una riunione importante ed ero esattamente agli antipodi della casalinga media. Che cavolo ci faceva una così in una lavanderia a gettoni? La ragazza credo se lo sia chiesto, dalla faccia che ha fatto quando le ho chiesto il funzionamento della lavatrice come se l'avessi scambiata per un acceleratore di particelle. Mentre cercavo di capire come fosse possibile che con soli cinque programmi si potesse lavare qualsiasi tipo di tessuto conosciuto sulla terra, dovevo sembrare una scimmia che in un laboratorio cerca di scoprire come aprire una lattina di Coca Cola sotto gli occhi di un ricercatore onnisciente.
Ho caricato un paio di lavatrici (una per i bianchi ed una per i colorati) e nella mezz'ora di durata del lavaggio sono andata a fare una spesa che ci mancava poco che mi caricassi in macchina anche la cassiera. Sono tornata alla lavanderia a gettoni un po' preoccupata di scorgere arrivando qualcuno uscire furtivamente con le mie mutande infilate sopra i pantaloni, ma per fortuna il locale era vuoto. Ho spostato la biancheria dalla lavatrice all'asciugatrice e, con un po' di inventiva, sono riuscita a capire come funziona una essiccatrice. Devo ammettere che il tutto ha un funzionamento piuttosto intuitivo.
Mi sentivo a questo punto molto soddisfatta di me stessa. Subito dopo la riunione avevo infatti resistito alla tentazione di tornare a casa e pigiamarmi sul divano, ma mi ero data da fare e in una sola ora ero riuscita a scoprire il funzionamento di una tecnologia aliena, avevo fatto la spesa e mi comportavo come una di quelle ragazze carine, spigliate e alla moda che leggono un libro mentre attendono che la biancheria si asciughi, proprio come si vede nei film. E magari nel frattempo fanno qualche incontro interessante che cambierà loro la vita.
Mancavano pochi minuti alla fine dell'asciugatura che ecco entrare un uomo di mezza età, palesemente spedito dalla moglie ad asciugare alla lavanderia i centrini di tutta la casa. Quale uomo sano di mente penserebbe mai infatti di lavare di propria spontanea volontà una intera bacinella di ridicole tovagliette ricamate a ciliegie con bordino in merletto?
Stavo giusto commiserando il poveretto quando ho sentito un rumore provenire dalla mia asciugatrice: nella mischia che si stava svolgendo là dentro, il mio reggiseno era finito chissà come proprio sul vetro esterno e si vedeva girare spiaccicato. I gancetti che sbattevano sull'oblò gigante del macchinario erano poi rumorosi e come sirene chiamavano l'attempato Ulisse. Poche volte nella mia vita mi sono vergognata come questo pomeriggio, a guardare l'uomo di mezza età che non cagava nemmeno di striscio la propria biancheria e teneva gli occhi incollati alla mia asciugatrice, ipnotizzato dal movimento ciclico del mio reggiseno sul vetro. Credo che la sua roba sarebbe perfino potuta andare a fuoco che non gliene sarebbe importato un fico secco. Ma che dico: tutto il locale sarebbe potuto andare a fuoco e lui sarebbe morto nel rogo senza nemmeno sentire un po' di caldino attorno. Non era esattamente questo che avevo in mente con "incontro che ti cambia la vita".
Credo tuttavia che ripeterò l'esperienza, evitando ovviamente le fasce a rischio di incontro di uomini di mezza età, se mai ce ne fossero. In sola mezza giornata sono riuscita infatti a fare il bucato, la spesa, pulire casa e perfino stirare, col risultato che le lenzuola su cui ho dormito la notte scorsa sono già pulite e stirate di nuovo nel letto ed il soggiorno, dove ogni santo sabato sera da settembre a fine febbraio è parcheggiato un immancabile stendino, stasera è sgombro come in una casa normale, senza il consueto "effetto campo profughi". Mi sto perfino concedendo questi minuti al pc, senza che le narici mi si impregnino di Dash freschezza alpina, pronta a godermi una domenica in cui non dovrò muovere neppure un dito: questa è vita!

La Redazione

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