domenica 26 dicembre 2010

Natale strategico

Avete presente quelle strazianti via crucis natalizie, di casa in casa, di tavola in tavola, compiute con rassegnazione per accontentare entrambe le famiglie e trascorrere del tempo con tutti (ma proprio tutti) i parenti? Avete presente la sensazione di disperazione e nausea di fronte al quinto panettone aperto nella giornata, con la prospettiva di doverne ingurgitare almeno altri tre prima di poter finalmente rimettere piede in casa propria, infilare un pigiama e poter finalmente guardare "una poltrona per due" in tv con telefoni e campanelli staccati?
Ebbene, quest'anno ho avuto un'idea geniale per evitare tutto questo, e prendete nota perchè per ora ha funzionato: ho giocato d'anticipo e ieri sera ho aggiunto molti posti a tavola ed ho invitato a cena tutti i parenti, sia quelli miei che quelli del mio ragazzo. In questo modo nessuna delle due famiglie si sarebbe sentita trascurata, ad entrambe le madri sarebbero state dedicate le medesime attenzioni e nessuna delle due famiglie ci avrebbe poi costretti a passare per un caffè, una fetta di dolce. Nemmeno un misero sorbetto. Il piano era spaccarci la schiena in un'unica sera e poi staccare campanello e telefoni per due giorni.
Ce l'abbiamo fatta.
Ieri sera è stata terribile. Eravamo in nove in una casa che, nonostante sia piuttosto grandicella, al limite ci conteneva tutti allo stesso tavolo. Ho tirato fuori il servizio buono e la tovaglia di fiandra bianca. Non so come sono riuscita a recuperare anche dei tovaglioli in stoffa con l'augurio di Buon Natale in tutte le lingue. Le mamme si erano offerte da tempo di preparare qualcosa e di agevolarmi in cucina, con mia somma gioia. Mi piace cucinare, ma cucinare per sfamare lo stomaco e i sensi di dieci persone non è un piacere da assaporare, quanto piuttosto una maratona.
I parenti sono arrivati puntualissimi alle venti, come da accordi, carichi di pacchi che sono stati messi sotto l'albero e di... roba da cucinare! Il piano è stato completamente frainteso. L'idea era quella di non dover cucinare tutto qui, ma di avere solamente delle cose da scaldare. Il risultato è che il pesce è arrivato alle venti ancora crudo, da mettere in forno, in pentola e da cucinare completamente. Merda.
Così come una pazza ho iniziato ad accendere il forno e mettere sul fuoco quello che andava cotto, contando su un lunghissimo aperitivo per intrattenere dieci stomaci affamati.
Non mi sono nemmeno accorta di come tutto sia diventato un delirio in cui ero tentata di esplodere in un doppio matricidio. Devo avere proprio una faccia da imbranata ai fornelli oppure davvero le mamme volevano aiutare, fatto sta che quella cucina non era abbastanza grande per tutte e tre. Hanno iniziato dapprima a darmi dei consigli del tipo "secondo me ci vuole una pentola più grande", per poi scatenarsi in una serie di ordini/critiche insopportabili, tipo "se metti l'olio in questo modo cola tutto e non ne resta più sulle cozze" ed infine come piovre avevano le mani ovunque: aprivano il forno per controllare la cottura, mettevano il sale nelle pentole, aprivano le antine per cercare non si sa bene cosa. Il tutto, oltre a farmi sentire una inetta totale, era veramente fastidioso. Cribbio, non potevano starsene sedute con le mani in mano, una volta tanto, ed attendere di essere servite? La parte della serata dedicata alla preparazione del cibo è stata quindi un vero strazio. Era tutto un sentirsi dire:

- Hai messo il sale?
- Ti sei ricordata l'olio?
- Forse faresti bene a mettere questa teglia invece di questa.
- Io di solito faccio così... (da leggere con aria critica del tipo "io casalinga navigata ti voglio insegnare, ma non voglio urtare la tua sensibilità dandoti espliciti consigli").
- Mettici più prezzemolo, che diventa più buono.

Per tutta la cena ho avuto questo tormento nelle orecchie. Ma avevano idea dei complessi di inferiorità che rischiavano di causarmi quelle due? Per non parlare dei nervi a fiori di pelle. Un paio di volte, alla domanda "ci hai messo anche... ?" ho risposto seccatissima "NO!", come a dire "e adesso trova qualcosa da ridire, se ne hai il coraggio".
E' stato chiaro a tutti che il mio sistema nervoso stava sbroccando quando, con le cappe sante a schizzare allegre olio nel forno e le vongole a inondare d'acqua strabordante l'acciaio un tempo lucido del piano cottura, il mio ragazzo ha proposto "chiedi a tuo fratello se preferisce mangiare prima le vongole o le cappe" e io ho risposto "NO, NOI NON CHIEDIAMO PROPRIO NIENTE A NESSUNO, CHIARO? NOI ADESSO FACCIAMO COME DICIAMO NOI!" così a voce alta che pareva urlato.
Attimo di silenzio. In quell'attimo ho avuto l'impressione di aver rovinato il Natale a tutti nei secoli dei secoli. Poi mio suocero ha iniziato a ridere come raramente lo sento ridere e tutti gli sono fortunatamente andati dietro.
Questo è stato sufficiente a far capire a tutti che dovevano solo lasciarmi stare, rimanere seduti e mangiare, attendendo di essere serviti, senza stare a discutere di quanti e quali condimenti avessi messo nelle pentole e quali portate andassero prima delle altre. Da quel momento tutto è stato in discesa.
Mi sono goduta la serata, non ho bruciato nulla e nessuno e ci siamo divertiti tutti.
Il momento dell'apertura dei regali è stato epico come al solito, con mio fratello che, come tradizione, cantava la colonna sonora de "lo squalo" come se da piccolo avesse ingoiato un megafono e gli fosse rimasto incastrato nell'esofago. Quintali di carta volavano nel soggiorno e mi sono completamente dimenticata l'incazzatura di poco prima quando ho aperto i regali indirizzati a me e ho capito che mamma e suocera ci devono aver impiegato settimane ad individuare esattamente ciò che mi avrebbe fatto piacere, accompagnandolo con frasi azzeccatissime e strabordanti di affetto. Come è possibile rimanere incazzati di fronte a tutto ciò?
La festa è andata avanti fino alle due del mattino, quando tutti se ne sono andati carichi di doni scartati e di pentole e pirofile che, non so nemmeno io in che ritagli di tempo, ero riuscita a lavare. Varcando la soglia mia suocera si è voltata un attimo, si è guardata attorno e ha concluso la serata con un "casa vostra è proprio ridotta a un cesso, ma è stata una bella serata". Mai parole furono più vere.
La casa era ridotta ad un cesso fotonico: il soggiorno era pieno di schifezze, la cucina era sventrata. Anche se la cena ci è costata una giornata intera di pulizie, ne valeva la pena, perchè ci abbiamo guadagnato il resto delle feste libere, senza telefonate minatorie per andare a bere caffè, panettoni e ingurgitare altro cibo con parenti vari.

La Redazione

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