lunedì 31 gennaio 2011

Volevo solo un paio di scarpette rosse...

- Guarda, ti ho portato il mio vestito da sposa!
Mia madre non potrebbe essere più orgogliosa mentre mi porge il vestito del suo giorno più bello, perfettamente conservato. Lo guardo al culmine della disperazione: come faccio a spiegarle che il suo vestito è fantastico, ma
a) E' al massimo una quaranta, ovvero mi ci entrerebbe un polpaccio.
b) Ha il collo alto di pizzo (oh Gesù...) ed è tempestato esuberanti fiori rosa grandi come pompelmi, in tulle, in raso o in che [@##° ne so, su quella che un tempo era una gonna alla Disney.
c) In sostanza sembra che lo stilista che lo ha concepito ne sapesse di moda quanto io ne so di acceleratori di particelle.
E io mi dovrei sposare tra... ORA! Merda.
- Mamma, non va bene questo vestito. Non ci entro, là dentro.
- Non vuoi il mio vestito da sposa?
- No, mamma, non la mettere su questo piano. E' bellissimo, ma non ci entro: è troppo stretto.
- Secondo me dovresti provare... E' elastico!
Sono disperata. Il mio bellissimo fidanzato sarà già ad aspettarmi in chiesa ed io sono qui, con addosso una tuta in pile viola, le ciabatte con le pecorelle e una pettinatura alla ground zero. E non ho uno straccio di vestito da mettere.
Ovviamente scoppio a piangere. Merda e stramerda. Il giorno più bello della mia vita si trasforma in un fallimento totale perchè "mi sono dimenticata" di scegliere il vestito.
- Su, dai. Puoi mettere questo solo per oggi.
Cerca di consolarmi, mia madre, come se "al prossimo matrimonio" le cose potessero andare meglio.
- Mamma, non capisci. Io volevo un vestito bellissimo: leggermente dorato, molto sexy, con una cinturina rossa e delle scarpe rosse. Lo sogno da tutta la vita, [@##°. E invece me ne sono dimenticata. Non posso mettere il tuo vestito perchè non ci sto e poi sarebbe sempre "il tuo vestito", non il mio. Non mi sposerò mai, mai e poi mai. Nessuno vorrebbe sposare una che si dimentica di scegliere un [@##° di vestito! E nemmeno una che si presenta in jeans e golfino in chiesa. 
Confesso che l'idea mi è balenata nella mente per un secondo o due, accompagnata dalla subdola scusante: beh, se mi amasse davvero dovrebbe voler sposare ME, mica il mio vestito, giusto?
- Vedrai che tutto si aggiusta.
Seee, come no. Scommetto che lo disse anche la madre di Maria Antonietta alla figlia mentre la folla la trascinava in piazza. Mia madre mi appoggia una mano sulla spalla. Vorrebbe consolarmi, ma non capisce. Non capisce che la mia vita è rovinata per sempre, perchè sto lasciando il mio fantastico fidanzato da solo in chiesa, ad aspettare invano una meraviglia vivente che non arriverà mai. Quale sarebbe la scelta giusta: scavarsi una fossa e sotterrarcisi dentro fino alla prossima glaciazione o andare in chiesa così, in jeans e golfino, scusandosi per il ritardo?
- Non posso sposarmi così, mamma. Non posso, non posso.
- Ma perchè mai non puoi? Ti ho detto che il vestito è elastico. Provalo. E poi perchè vuoi le scarpe rosse? Non ho mai visto nessuno sposarsi con le scarpe rosse.
Come se il fatto che nessuno ci abbia provato significasse scientificamente che sia impossibile. Lo dice come se temesse che mi prendessero fuoco i piedi al solo tentativo di varcare la soglia di una chiesa con un paio di scarpe rosse.
Mi sembra di scontrarmi con un muro di gomma e mi sento, anche per questo, completamente, profondamente, incommensurabilmente angosciata di quell'angoscia che ti attanaglia la gola come una muta di pitbull con la rabbia. L'unica persona con cui vorrei parlare è il mio ragazzo. Vorrei piangergli addosso come faccio di solito, ma stavolta proprio non sarebbe possibile. Di sicuro non mi consolerebbe dal momento che lo sto coprendo di ridicolo di fronte a tutti i parenti e ad un numero imprecisato di amici.
Non so come, ci ritroviamo di botto in centro, in un negozio di abiti da sposa. La proprietaria, che sembra l'attrice de "la rivincita delle bionde", cerca di consolarmi dicendo che sì, un vestito per me lo troveremo in men che non si dica. Mi sento quasi meglio in mezzo a quel tripudio di velluto rosa che è il salottino dove siamo accomodate.
- Che taglia porti, cara?
- Una quarantaquattro.
La venditrice di abiti da sposa sbianca come se le avessi appena investito il gatto facendo manovra.
- Non abbiamo quarantaquattro. Qui abbiamo solo quaranta e non possiamo proprio confezionarti una quarantaquattro nel giro di cinque minuti.
Sorvolo sull'insulto che mi è stato appena rivolto.
- Avete almeno delle scarpe rosse?
Certo, come se presentarsi in jeans e un paio di decoltè rosso Marlboro tacco dieci potesse cambiare tutto.

Ed è stato così che stamattina mi sono svegliata di soprassalto col cuore in gola e gli occhi umidi, giusto dieci minuti prima che suonasse la sveglia del lunedì mattina. Merda.
Che sarebbe suonata di lì a poco la sveglia e che era ormai lunedì mattina l'ho realizzato solo in seguito. Per prima cosa ho guardato di fianco a me: il mio fantastico fidanzato (perchè lui esiste davvero, giusto?) dormiva ancora profondamente, ignaro del mio dramma interiore. Solo quando l'ho toccato per accertarmi che fosse vero sono tornata definitivamente alla realtà.
Stupide paranoie freudiane.

La Redazione

4 commenti:

  1. Scusami se non c'entra con l'argomento del post ma volevo comunicarti che ti ho assegnato un premio, passa da me se vuoi!
    ciao ciao!

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  2. Mamma! Mi sarei spaventata un sacco anch'io!
    Ma sai che pensavo che ti fosse capitato veramente?????? XD

    Ti seguo, sei troppo forte!

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  3. X Cosmo Girl: non ti ringrazierò mai abbastanza! Devi sapere che ti ammiro molto e che secondo me sei una blogger di talento.

    X Lolly: ahahah! Mi dispiace di averti spaventata. Ti ringrazio per i complimenti e benvenuta! hai un blog anche tu?

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  4. Mamma mia mi fai arrossire! Grazie, sono complimenti bellissimi, soprattutto detti da te! Un abbraccio

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Taccodieci wants you!
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