venerdì 14 dicembre 2012

Wilbur Smith come Giotto



In un post di nemmeno tanto tempo fa mi chiedevo come diavolo facesse Tabitha, moglie del Re Stephen, a conciliare la vita avventurosa di una donna normale, che deve cucinare le cotolette, con quella della scrittrice di successo. Concludevo dicendo che, in quanto aspirante scrittrice costretta nella vita di una persona pizzosa, capivo benissimo perchè Tabitha avesse una fama ridicola rispetto a quella del marito.
Pensavo fosse tutta una questione di tempo dedicato alla scrittura, insomma, che in questa società profondamente ingiusta nei confronti delle donne fossero tendenzialmente gli uomini a non doversi ammazzare per lavorare sia in casa che fuori, trovando così il tempo per scrivere.
Non è così.
Oggi è stato reso ufficialmente pubblico da Panorama il "metodo Wilbur Smith" (che fino a prova contraria è uomo).

Che poi, il signor Smith (cognome già di per sè garanzia di originalità) non ha inventato proprio niente.

Avete mai visto la cappella degli Scrovegni, qui a Padova? Beh, ve la consiglio, perché è di una tonalità di blu da lasciare letteralmente a bocca aperta.
La cappella degli Scrovegni è considerata il capolavoro di Giotto, subito dopo la pecorella disegnata sulla roccia che si trova sulle scatole dei pastelli. Solo che, guardandola, non si capisce dove finisca la mano di Giotto e dove inizino le manine sottopagate e flessibili dei suoi collaboratori, artisti bravissimi che ne hanno realizzato la maggior parte senza neppure poter vantare il diritto di vedersi citati in un Bignami di storia dell'arte.
Wilbur Smith fa lo stesso, e lo fa con orgoglio.
In sostanza Smith ha una schiera di collaboratori senza nome e senza volto che scrivono al posto suo. Come a dire che, quando sei sufficientemente famoso, puoi permetterti di essere uno scrittore senza nemmeno fare la fatica di scrivere.
Sissignore. Lui ormai è così famoso che si limita a dare indicazioni ad uno stuolo di scribacchini, che danno vita alle storie che stanno nella sua testa.
Loro scrivono, lui fa il manager. Loro fanno il lavoro sporco, lui imprime il tocco dell'artista.
Li chiamano "co-autori", ma la differenza rispetto ad un ghostwriter vorrei proprio che qualcuno me la spiegasse.
Lo stesso sistema si dice venga utilizzato anche da James Patterson, che altrimenti non sarebbe riuscito, senza sfornare libri a velocità sovrumana (14 nel solo biennio 2011/2012) contando sulla quantità più che sulla qualità, a scalzare dai primi posti delle classifiche la Rowling. Se vi è mai capitato di leggere un libro di Patterson e di trovarlo bello, quindi, pensate pure che il merito potrebbe non essere del sedicente "scrittore".

Sarà che Smith è un autore da 122 milioni di copie e io una mezza cartuccia da meno di mille, ma sono legata ancora ad una visione romantica della scrittura. Immagino ancora una soffitta un po' bohemienne, una gelida manina ed una vecchia macchina per scrivere con accanto una risma di fogli. Magari anche un caffè che cade accidentalmente e tante imprecazioni per il lavoro di mesi perduto.
Il signor Smith invece si è lanciato nell'industria della scrittura, che vende, ma che ammazza la creatività.
I libri vengono prodotti in serie, come bulloni di ingranaggi meccanici.
Che ci sia pure la supervisione dell'ottantenne Wilbur, le parole, la costruzione delle frasi, i dettagli vengono scelti da ignoti collaboratori che non vedranno mai il proprio nome, nemmeno in Arial 2, citato da qualche parte.

Un metodo, questo, che Smith stesso riferisce essere dettato da necessità.
Smith ha infatti recentemente accettato una golosa offerta da parte della Harper Collins. L’accordo prevede che lo scrittore procuri nei prossimi anni alla casa editrice sei romanzi in cambio di ben 15 milioni di sterline. E badate bene che l'accordo prevede che Smith "procuri" dei romanzi, non che li "scriva".
Una sottigliezza mica da poco.
I più maliziosi, come ad esempio il Daily Mail, insinuano che nel compiere la scelta questo bonario sudafricano sia stato in qualche modo manipolato dalla quarta moglie, la 41enne Mokhiniso Rakhimova, forse in gara con la moglie di Ken Follett su chi ha più Jacuzzi.
(E te pareva che la colpa non fosse di una donna? Ma un uomo non può fare qualcosa di sbagliato ed assumersene la responsabilità, invece di preferire la figura del pollo?, ndr)

Wilbur sostiene inoltre che, in qualche modo, siano stati gli entusiasti lettori a metterlo in condizione di non avere scelta.
"Negli ultimi anni i fan mi hanno fatto chiaramente capire che vorrebbero leggere i miei romanzi e le vicende dei miei personaggi più velocemente di quanto io riesca a scrivere. […] Per loro sono disposto a dare una svolta ai metodi di lavoro, per far sì che le mie storie possano raggiungere le pagine più rapidamente. È eccitante pensare che il team alla Harper Collins consentirà ai miei fan di godere le gemme del mio caveau di storie per molti anni a venire."
E come te lo avrebbero fatto capire, Wilbur? Con una pistola puntata alla tempia? Con un cyberstolkaggio selvaggio? Ti hanno messo in mano la stilografica con cui hai firmato quel contratto milionario per cui guadagnerai senza nemmeno bisogno di scrivere?
Grazie Wilbur, come lettrice apprezzo molto il fatto che tu mi permetta di leggere i tuoi libri scritti da altri, venendo incontro alle mie esigenze.

Quanto agli scritti di Patterson, li ho già messi sull'ultimo scaffale della libreria, quello più in basso, dove non mi passa nemmeno mai per l'anticamera del cervello di guardare.

La Redazione

PS: i miei romanzi li ho scritti io. Che facciano schifo o che siano meravigliosi, vado fiera di ogni singola parola.

5 commenti:

  1. Puoi dirlo forte..la mia credibilità verso i grandi autori è miseramente crollata dopo aver letto il tuo post...ti ringrazio però, d'ora in poi leggerò solo più libri di scrittori emergenti, che si sudano pagina dopo pagina!!!!

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  2. Ciao Mammola,
    anche a me oiacciono tanto gli scrittori emergenti... Non è per portare acqua al mio mulino, credimi, è perchè sono persone che credono in quello che fanno e lo fanno sapendo benissimo che non diventeranno la Rowling.
    Solo che non immaginavo che alcuni "grandi" arrivassero ad essere così sfacciati.
    Fortunatamente non tutti sono così. Le voci dicono che Stephen King sia inorridito quanto noi all'idea di co-autori.

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  3. ecco perchè leggo e sponsorizzo i tuoi libri e non quelli dei colossi. ^^

    ...che infinita tristezza... -.-

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  4. Purtroppo non avevo dubbi che fossero in molti a fare questo (sporco) lavoro...
    Motivo per cui anch'io tendo a scegliere scrittori emergenti o pressoché sconosciuti, prendendo anche cantonate pazzesche. Almeno so che li hanno scritti loro, belli o brutti che siano.

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  5. @Aster: grazie :D
    Li sponsorizzi sempre e te ne sono veramente grata, soprattutto per l'entusiasmo che dimostri :-)

    @Elyne: hai perfettamente ragione. Mi piace poi che il merito vada a chi effettivamente ha scritto un libro e non a un nome di richiamo. Mi piacciono però anche autori famosi, come Stephen King o la Kinsella, che so non usano coautori o altre forme di schiavitù.

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