venerdì 10 maggio 2013

Di vergogna e disoccupazione


Essere disoccupati fa schifo.
E io lo so bene, perchè lunedì inizierò il terzo lavoro di questo duemilacredici. Ciò non vuol dire che non lo inizierò con entusiasmo, proprio perchè penso che la terza volta debba scaramanticamente essere quella buona, ma perchè ci sono stati negli ultimi cinque mesi lunghi, lunghissimi periodi in cui non mi sono alzata al mattino per andare a lavorare.
Siamo in tanti, troppi a condividere questa situazione, ma questo non cambia il fatto che faccia schifo.

Punto primo hai un lutto da elaborare ma non puoi farlo.
Ho già chiarito come l'elaborazione del lutto sia una roba da ricchi: ti devi prendere il tempo necessario per ripensare a quello che hai vissuto (fino a 24 mesi!), devi dare il giusto peso alle situazioni, ti devi far passare gli attacchi di panico e devi parlarne con qualcuno.
Tutta una serie di operazioni che richiedono un tempo che non hai, perchè ogni secondo libero, se sei una persona con un po' di sale in zucca, lo devi dedicare a cercare un nuovo lavoro e cercare un nuovo lavoro è di per sè un lavoro.
Quindi chiudi il tuo lutto in un cassetto e ti riprometti che lo risolverai tra un po', magari "l'anno del mai".

Punto secondo tutti ti chiedono "e il lavoro come va?".
E' naturale che incontri gli amici e questa ho scoperto essere una domanda che viene fuori fin tropo spesso. Incredibile: subito dopo il "ciao" sbuca il "come va il lavoro?".
Chiaramente tu non avevi certo gridato ai quattro venti "hey, gente, sono una fallita!" e il mondo intero non è tenuto a sapere che sei una sfigata. Come a dire che si tratta di una domanda piuttosto legittima, che però, proprio in un momento in cui magari ti stai rilassando con qualche faccia amica, ti sbatte in faccia il tuo fallimento. E tu a momenti ti strozzi con lo spritz, come se qualcuno ti avesse chiesto qualcosa di imbarazzante tipo "e a te come piace farlo?".
Nelle ultime settimane mi è capitato ogni volta di arrossire violentemente a chiazze e di rispondere cose come:
- Quale lavoro?
- Oh, benissimo! Il lavoro non mi stressa per niente in questo periodo, visto che non ce l'ho.
- A che puntata sei rimasto?
- Scusa, ordiniamo un altro spritz e ti rispondo?
- Così e così. E la tua gonorrea è poi guarita completamente?
Punto terzo i vicini.
I vicini, qualsiasi vicino del mondo, sono famosi per non farsi i [@##i propri. La vecchina del mio condominio in maniera particolare, tanto da bussarmi una bella mattina di sole per chiedermi "è un bel po' che non la vedo uscire al mattino per andare al lavoro: va tutto bene?". la mia risposta è stata "stia tranquilla, se stessi male sarebbe la prima a saperlo" e via di porta sbattuta in faccia.
Poi ci sono anche gli altri vicini, quelli meno sfacciati. Quelli che veramente si chiedono se vada tutto bene e te lo vengono a chiedere in faccia. E tu non sai che [@##° rispondere, letteralmente.
Insomma, la tua situazione fa schifo, ma raccontarla a dei perfetti estranei... C'è un senso di vergogna che ti pervade che non ha senso e tu lo sai benissimo, ma lui se ne frega e ti pervade lo stesso.
Non sta scritto da nessuna parte, ma in una società produttiva essere disoccupati è una cosa vergognosa, come essersela fatta addosso in un treno pieno zeppo di pendolari.

Punto quarto i genitori.
Non so come siano i vostri genitori, ma i miei mi chiedono continuamente se abbia bisogno di soldi. Come se a stare a casa qualche tempo possa diventare improvvisamente povera.
Non è piacevole sentirsi chiedere ogni volta "hai bisogno di soldi?" e sentirsi incoraggiare con certi "guarda che non devi vergognarti: chiedi aiuto se te ne serve!".
Lo so che ho la fortuna di avere un paio di genitori che si farebbero espiantare anche tutti e quattro i reni in una volta se questo servisse a rendermi felice e di questo devo ringraziare il cielo, solo che... Non so, tutta questa faccenda della vergogna e del fallimento sono già abbastanza pesanti per poter sopportare anche il peso di un Eastpack di commiserazione.

Punto quinto quelli che al posto tuo...
In qualsiasi situazione c'è sempre quello che al posto tuo avrebbe agito diversamente e, di sicuro, avrebbe avuto il successo che tu non hai avuto. Ci sono i tuttologi, i geni delle vite degli altri che, nel momento in cui racconti quello che ti è accaduto, scopri avrebbero avuto la soluzione a tutti i tuoi problemi: se solo avessi chiesto loro un consiglio!
Il tuo capo ti insultava? Avresti potuto rispondere così.
Il tuo contratto faceva schifo? Di sicuro loro ne avrebbero negoziato uno migliore e ti spiegano anche come avrebbero fatto.
Ti hanno licenziata? Avresto potuto fare così e così prima di arrivare a questo punto.
In parole povere: te la sei praticamente cercata e chi è causa del suo mal pianga se stesso. Oltre al danno anche la beffa.
Peccato che statisticamente la maggior parte di questi tuttologi siano disoccupati quanto te o abbiano un posto più fisso del papa procurato da un genitore influente. Insomma, si tratti di persone che quanto a successo e modi intelligenti per guadagnarselo dovrebbero solo cucirsi la bocca.

Least but not last il fallimento dei sogni.
Pochissimi lavorano perchè a loro piace lavorare tanto quanto al resto del mondo piace farsi uno spritz o fare sesso. Il resto delle persone (quelle normali) lavorano perchè ne hanno bisogno e lavorano per realizzare i propri sogni. Non avere un lavoro o non avere alcuna certezza che questo lavoro continuerà ad esistere anche la settimana prossima significa cancellare quella crocetta sul calendario che stava a significare un traguardo che ci eravamo ripromessi di raggiungere (una famiglia? un figlio? Un viaggio?) e spostarla a... boh, più in là.
Che poi ci sono sogni che potrai avverare anche quando avrai sessant'anni (tipo una Corvette viola), mentre ce ne sono altri che sono come un treno e mentre li guardi passare dal binario c'è già qualcuno che dallo scompartimento ti fa "ciao ciao" con un fazzolettino bianco al posto tuo. Tu ti illudi di spostare semplicemente quella "x" da un giorno ad un altro del calendario della tua vita, ma sai benissimo che questo significa che non arriverai mai a quel traguardo, solo che sarebbe troppo doloroso ammetterlo.
Siamo bravissimi, noi disoccupati, a raccontarci bugie. Forse perchè non sono rimasti in tanti a dirci "andrà tutto bene" e dobbiamo quindi fare da soli anche questo.

Tutto ciò per dirvi che lunedì riprenderò a lavorare e ce la metterò tutta perchè questa sia la volta buona.
Sono stufa di iniziare lavori e sentirmi diventare improvvisamente idiota affrontando un modo di lavorare a cui non sono abituata e nel quale non so nemmeno dove sia la carta igienica. Ho così tanti ex colleghi che ci potrei riempire uno stadio.
Me la sono messa via che devo essere più flessibile di un giunco se voglio sopravvivere e mi sono ripromessa di far dire una messa ogni anno in ricordo del caro estinto "lavoro sicuro", solo che ogni anno passa un anno, come ama ripetere mio padre, e io lo sento. Quindi se c'è un momento in cui devo tirare fuori la mia anima zombie, quella che fa in modo che mi si debba staccare la testa se mi si vuole abbattere davvero, mandare in cul il mio lutto e dare il massimo, è proprio questo.
I will survive!

La Redazione

13 commenti:

  1. La parola fallimento riassume benissimo la vita del disoccupato.
    Quando hai un lavoro spesso finisci per odiarlo ma quando viene a mancare ti senti davvero un niente....ti rendi conto di quanto sia effettivamente importante lavorare non solo dal punto di vista economico ma anche e soprattutto dal punto di vista mentale....Non avere niente da fare, non essere niente, non avere responsabilità nuoce gravemente allo stato d'animo e da qui al sentirsi un fallito il passo è breve...

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  2. Hai perfettamente ragione. A volte odiamo il nostro lavoro e vorremmo darci un taglio, ma spesso bisogna stare attenti a quello che desideriamo, o meglio dovremmo essere più specifici (tipo "vorrei non fare più questo lavoro, ma farne un altro fichissimo che abbia le seguenti caratteristiche di base:...").
    Il lavoro è mentalmente importantissimo e non averlo nuoce gravemente all'identità.
    Sai che cosa penso, però? Che questo senso di disagio, di vergogna, di fallimento stiano tutti nella nostra testa e non in quella degli altri. Cioè, la situazione è così, non è che sono disoccupati solo gli inetti, ma anche tante bravissime persone che potenzialmente potrebbero fare tanto.

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  3. Cara Redaz... non ho molte parole per commentare il tuo post, perchè non solo ne condivido lo spirito (tra l'afflitto e il combattivo, tra l'amaro e il risoluto), ma anche il valore concreto delle frasi che dici. Stiamo provando proprio tutti la stessa cosa eh? In particolare però mi ha toccato quello che dici sul fallimento dei sogni... che è la cosa che a me spaventa di più. Perchè è vero: il tempo passa, e con lui alcuni treni che non torneranno mai più. E' giusto conservare la speranza che le cose si aggiusteranno comunque, prima o poi... ma credere nei propri sogni diventa sempre più difficile e rischioso, salvo poi dover dare loro l'ennesimo e doloroso addio. E allora Sì che ci vuole tempo per elaorare un lutto, anche peggio di quando si perde un lavoro... o sbaglio? Un grande in bocca al lupo per il tuo nuovo lavoro!!!

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  4. Ti capisco perfettamente. Peró non è il disoccupato ad essere fallito. E' questo sistema crudele ad essere sbagliato...

    In bocca al lupo!!!

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  5. Da disoccupata, non mi vergogno di esserlo. Punto. Certo c'è il momento in cui la cosa mi pesa - spesso, se devo dire la verità - ma tengo duro, mi do da fare a raccimolare qualcosa e lo faccio a testa alta. Francamente non capisco quelli che sono disoccupati e si vergognano di dirlo. Perchè non far sapere che si sta cercando un lavoro? In Italia il grosso dei contatti fra domanda e offerta passa ancora tramite il passaparola. E se l'interlocutore non ha un passaparola da passare, ma solo giudizi e consigli gratuiti di nessuna utilità, lo mando al diavolo e continuo a far sapere che sto cercando. A testa alta.

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  6. Cara Redaz, l'unico punto su cui mi sento di dissentire è il 4. Non perché non ti capisca - anch'io, ai miei, volevo chiedere il meno possibile - ma semplicemente perché, una volta che avrò finito il dottorato, potrei essere nella tua identica situazione, e non sai cosa darei per poter contare - almeno psicologicamente - su almeno uno dei miei genitori...

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  7. In bocca al lupo Redaz...
    siamo tutti sulla stessa barca, se non sei disoccupato, sei precario.. e da uno all'altro il passo è molto breve. lo sappiamo troppo bene..
    dico solo che riesco a immedesimarmi perfettamente e so che al tuo posto sarei, come te, a provare e ricominciare..
    c'è solo una cosa che non sopporto e sono le vittime....
    e ce ne sono tante, disoccupate, a pretendere aiuti dallo stato, a lagnarsi che non c'è lavoro, senza prendersi la briga di scendere di casa ogni giorno a portare curricula, a farsi sentire in ogni angolo di questa penisola (e non solo)... solo quello non sopporto, chi si piange addosso e si lagna.
    ma noi non abbiamo tempo neanche per questo.. quelli che si piangono addosso lo fanno perchè ne hanno il tempo.

    in bocca al lupo per oggi... che sia quello giusto! :*

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  8. non è la vergona per essere disoccupati, ma il senso del fallimento. siamo riconosciute come persone in base anche alla nostra vita lavorativa, giusto o sbagliato che sia. redaz. capisco perfettamente il tuo disagio ed anche lo stato dei sogni, io mi ritrovo in cig perché la mia azienda vuole aspettare un attimo a licenziarci, quindi la mia situazione è solo rimandata ma io a 50 anni non posso nemmeno sperare di trovare qualche altra occupazione, forse è questo che mi fa tanto male dentro. siamo tanti nella stessa barca? forse ma ciò non è di nessun aiuto. roberta

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  9. Ma è proprio così? Cioè, io ho un lavoro (fisso) che detesto, ma cordialmente, proprio per no inimicarmi il Fato o Chi-Per-Lui. Ma se sento di qualcuno che è disoccupato non penso sia un fallito, lo vedo magari come una vittima dei tempi e penso che sì, prima o poi ci si sistema tutti (che è esattamente quello che dicevano a me prima di trovare lavoro, a cui io ribattevo dicendo "mi importa una cippa delle tue osservazioni macro-sociali, a me interessa la soluzione al MIO personalissimo problema).
    Tutto questo per dire che boh.. forse sono le vecchie generazioni che portano avanti il parallelo disoccupato/fallito, quelli che c'era la crisi quando ancora studiavano non sono tanto schizzinosi..

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  10. Hey, grazie a tutti quanti!
    Questo primo giorno di lavoro è andato bene :-)
    Sono contenta e soddisfatta: è stata la prima giornata veramente produttiva dopo tanto tempo.

    @Silvia: grazie Silvia, spero comunque che, sia per me che per te, non sia troppo tardi per arrivare a quel binario a realizzare i nostri sogni.

    @Hermosa: certo, è un sistema sbagliato. Ci sono tante persone in gamba che non si sentono nessuno perchè c'è un sistema che manda avanti sempre gli stessi. E ci sono tanti ebeti nei posti sbagliati... Solo che cambiare le cose significherebbe "giustizia" e non sono sicura che starebbe bene a tutti.

    @Fenice: il tuo è in assoluto l'atteggiamento più corretto e più coraggioso. Io ti ammiro, perchè non ti fai condizionare dalle opinioni degli altri, soprattutto se sono così stupidi da giudicare male qualcuno perchè è disoccupato. Io tendenzialmente sono come te, ma ho certi momenti di sconforto. Le tue parole, proprio in questi momenti, sono preziose: grazie!

    @Marco: anche poterci contare non è bello. Soprattutto quando sai che non ci potresti affatto contare, ma loro si toglierebbero il pane di bocca per te...

    @Aster: no, piangermi addosso e stare a casa no, non lo farei mai. Come precaria non avrei avuto diritto comunque ad alcun sussidio, quindi anche volendo non avrei potuto approfittarne, tuttavia... No, essere la vittima non è il mio stile :-)
    Crepi!!!

    @Erre: no, non è di nessun aiuto, lo so. Non è un cacchio vero che mal comune mezzo gaudio. Quello che possiamo fare è però restare vicini, non lasciarci soli, perchè questo può fare davvero la differenza!
    Un abbraccio e un grandissimo IN BOCCA AL LUPO!!!

    @Seleapi: si, penso che siano proprio le vecchie generazioni (tra parentesi proprio quelle che ci hanno messi nella m***a...). Ma sono anche schizzinosi alcuni dei loro figli, che solo perché hanno il cognome giusto pensano che il mondo sia il mulino che vorrei e che chi non ha lavoro in qualche modo se l'è cercata con il suo fancazzismo...

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  11. I tuttologi sono ovunque... e hanno rotto...

    La situazione è dura... e da voi ancora più dura che da noi... purtroppo...
    io sono stata in disoccupazione qualche anno fa per fortuna solo poco perchè stavo per fare un esaurimento... non sapevo mai cosa fare...
    (tornassi indietro me la godrei)... in ogni caso è dura trovare lavoro...ed è dura trovarne uno che ci soddisfi (me per esempio)... perchè qua... almeno quando c è crisi iniziano a sfruttarti e sottopagarti con il pensiero "sei tu che hai bisogno di questo lavoro... noi ne troviamo altri 1000 come te"....è una "me***"

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  12. Eccola qui un'altra disoccupata che da giugno è in cerca di lavoro, ma che non la prendono perchè troppo qualificata! Perciò ti chiedi ma dov'è che ho sbagliato? A prendermi una laurea? O a credere nelle capacità proprie ed altrui? Io sto ovviando al problema andando a fare il mio vero lavoro ovvero la Psicologa in ospedale a costo zero! Ma almeno realizzo il mio sogno! Anche se a settembre tutto questo dovrà finire, poichè Adecco ha deciso dopo un anno di fallito tentativo di ricollocazione di terminare il mio contratto a T.I. Con loro e perciò a quel punto niente più rimborso..... In bocca a lupo Redaz. E ricordati sempre che noi siamo altro rispetto al lavoro! È vero che è importante ma è pur vero che la dignità di una persona è dato anche,e per fortuna direi, da altro

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  13. Io ancora non sono entrata nel vasto branco dei disoccupati ma la depressione già mi opprime...una volta preso questo benedetto/maledetto foglio di carta straccia e aver superato l'esame di stato inizierà quell'idilliaco periodo della vita in cui il neolaureato migra da ambulatorio ad ambulatorio (nel mio caso) ad elemosinare un posto da assistente, ovviamente non pagato perché "all'inizio devi imparare eh, che devo pagarti per farti imparare?!"
    E quando finalmente trovi quel posto da schiavo hai anche il terrore di perderlo, perché ci sarà sempre qualche altro neolaureato che passa a chiedere l'elemosina e il posto è uno solo e deve restare tuo anche se sei uno schiavo...perché c'è la speranza di arrivare dopo mesi od anni ad avere un briciolo di stipendio, 500 euro al mese per fare le notti...
    E dentro di te sorge la domanda delle domande: ma era questo quello che volevo veramente dalla vita 5 anni fa quando mi sono iscritto all'università?

    What the hell is going on
    The cruelest dream, reality ("The Kids Aren't Alright" The Offspring)

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Taccodieci wants you!
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