lunedì 21 ottobre 2013

Rouge VS michelle Hunziker: modelli di mamme che lavorano a (improbabile) confronto


Sto leggendo di Michelle Hunziker, tornata al lavoro a pochi giorni dalla nascita di Sole, la bimba avuta assieme a Tomaso Trussardi.
Cinque giorni, per l'esattezza.
Dopo cinque giorni si è presentata sul bancone di "striscia la notizia" con un sorriso smagliante e un fisico che viene da pensare che Sole l'abbia portata il Postalmarket.
La maternità non è una malattia”, ha detto Michelle ad Antonio Ricci, motivo per cui ha chiesto subito di tornare al lavoro: “è come lavorare in famiglia ed è un impegno di un’oretta”.

No, la maternità non è una malattia, su questo non ci piove. Solo che, pur non avendo mai avuto figli, mi viene da pensare che tornare al lavoro cinque giorni dopo il parto non sia proprio il desiderio di ogni madre. Con tutta la fatica di portarlo in pancia, quel frugoletto amoroso, dopo aver rischiato che con quelle manine sante ci strappasse la placenta di dosso, mi vien da pensare che una mamma se lo voglia anche coccolare un po'.
Ecco che, neanche farlo apposta, suona il telefono ed è la mia amica Rouge. Quella che, tra mille peripezie, è diventata mamma di Giulietto alla fine dello scorso luglio.
- Ciao Rouge!
- Ciao Redaz, come va?
- Non mi lamento. Tu? Ti sento con una voce...
- Sono appena stata al lavoro a negoziare il mio rientro. Mi hanno detto che si aspettavano che sarei rientrata il prossimo settembre: puahahah!
- Rientri al lavoro così presto? Ma Giulietto ha appena...
- Sì, lo so. Sono stata a vedere anche degli asili nido e ho realizzato che con quello che mi costeranno in un anno potrei cambiare la cucina. Solo che non ho scelta.
- In che senso?
- Nel senso che non possiamo permetterci di vivere con il mio stipendio al 30%, calcolato poi sullo stipendio base, cioè senza notti e festivi. E come lo paghiamo il mutuo?
- Quindi torni al lavoro?
- Puoi scommetterci. Mi piange il cuore, credimi, ma appena Giulietto sarà pronto per il nido lo dovrò fare.
Quindi mi chiedo: che il modello Hunziker sia quello giusto? Che sia proprio una mossa intelligente per noi donne lodare una di noi perchè torna al lavoro dopo cinque giorni dopo il parto?
Una che poi con Rouge a conti fatti c'entra poco, perchè si tratta di una che non torna al lavoro per pagare il mutuo, ma perchè il suo lavoro, a detta sua, è un divertimento e comporta un impegno di un'oretta.
Peccato che a casa mia un impegno di un'oretta che pure ci diverte non sia chiamato "lavoro".
E peccato che noi sulla copertina di Vanity Fair col pancione non ci finiremo mai. Noi siamo quelle che si spaccheranno la schiena e basta, e vivranno per sempre col rimorso di aver abbandonato i propri figli e di aver compensato la propria mancanza con troppe gratificazioni materiali.

Solo che il "modello hunziker" è quello fico: donne che partoriscono, ma che non rinunciano per questo alla propria femminilità, ai leggins, alla propria carriera e allo spaccarsi la schiena per mantenere un figlio da vedere nel weekend. Fico davvero. Per una neomamma "normale" con un lavoro con notti e turni fico proprio come chiudersi le dita della mano destra violentemente nella portiera dell'auto.
Gran bella evoluzione questa del genere femminile.

Sapete che cosa penso? Che a volte siamo proprio sceme.
E penso anche che a volte tutta questa voglia di non essere seconde a nessuno, di dimostrare che sappiamo badare a noi stesse e che possiamo essere autosufficienti si rivela solo una grande, enorme, gigantesca zappa sui piedi.

La Redazione

7 commenti:

  1. quoto in pieno parola per parola!!

    RispondiElimina
  2. Il messaggio che poi passa è: "Beh, tutto sommato, non sono poi così indispensabili i periodi retribuiti - per le fortunate mamme lavoratrici dipendenti - pre-post parto (a mio parere sempre troppo pochi...) se si può tornare a lavorare belle, arzille e snelle dopo soli 5 giorni, no?". Rabbrividisco al pensiero, in questo periodo in cui vengono smantellate tutte, e dico tutte, le tutele conquistate faticosamente da lavoratrici e lavoratori nel corso degli ultimi 50/60 anni. Monica

    RispondiElimina
  3. Anche io andrei a "lavorare" tranquillamente un'oretta al giorno con make up artist che cancellano ogni accenno di occhiaie, hairstylist che domano il cespuglio informe che ho in testa e babysitter che tiene il pargolo a 2 metri da me appena dietro il campo d'inquadratura delle telecamere...
    Poi mi viene in mente che il mio lavoro non è così e che essendo libera professionista dovrò scegliere tra il perdere gran parte dei clienti e il posto in clinica, o il restare a lavoro fino a quando mi si rompono le acqua e tornare al lavoro il prima possibile dopo la nascita del figlioletto....possibilmente dando consulenza al telefono mentre sono in sala parto tra una contrazione e l'altra...
    Bella vita eh...

    RispondiElimina
  4. Anche io concordo in pieno con tutto quello che scrivi Redaz! E anche con il commento di Monica, qui sopra... certo, i tempi sono quelli che sono, e purtroppo si può capire Rouge che deve tornare al lavoro per riuscire a pagare il mutuo. Ma che ca**o di mondo è questo?

    RispondiElimina
  5. Io ho letto degli spezzoi dell'intervista a lei. Diceva cose sensate e ovvie. Però concordo con te. Questo modello per il quale se dopo essere diventata madre la tua vita non cambia per niente non mi convince. Ma come? Ha avuto un figlio e non è cambiato niente? Bah...

    RispondiElimina
  6. @Anonimo: grazie! Ma chi sei? Sei nuovo?

    @Monica: esattamente! Se ce la fa Michelle perchè non ce la dovrebbe fare anche qualsiasi altra donna a tornare al lavoro a 5 giorni dal parto? Il messaggio che passa è che chi sta a casa di più se la tira, è una piagnona, è una che se ne approfitta. Il fatto invece è che c'è lavoro e lavoro.

    @Franza: tu ci scherzi, ma una mia ex collega libera professionista è stata chiamata il giorno del parto al cellulare. E qualcuno ha avuto da ridire perchè lei ha buttato giù al telefono. Ringraziassero il cielo di non essersi beccati una bestemmia in piena faccia!

    @Silvia. è un mondo disumano. Un mondo in cui hai una famiglia se te la puoi permettere.
    E uso il termine "disumano" nel vero senso della parola, perchè secondo me noi esseri umani siamo stati progettati per altri ritmi, altre priorità che non siano semplicemente i soldi! Peccato che senza soldi non si mangi...
    Guarda, questa questione mi fa arrabbiare da matti. Non può essere un mondo a misura d'uomo, questo... Ed è mai possibile che in milioni di anni di evoluzione non siamo riusciti a fare di meglio?

    @Hermosa: si. Michelle diceva cose sensatissime, ho letto quell'intervista, e lei stessa ha detto che il suo lavoro non è paragonabile a quello della maggior parte delle mamme che lavorano, ma in quanti avranno letto quell'intervista? Quanti datori di lavoro? Quanti di quei trogloditi che pensano che una donna che ha figli improvvisamente si rincoglionisca?

    RispondiElimina
  7. Redaz concordo in pieno con te e la tua arrabbiatura... ma c'è di più: oltre alla rabbia di superficie (più che legittimata), dentro di me c'è anche un costante senso di avvilimento per il mondo che abbiamo creato e che sta esasperando le sue condizioni inumane ogni anno che passa. E delle volte mi chiedo se sarò capace di vivere diversamente, se mi sarà concesso, o se verrò fagocitata anche io inevitabilmente da queste logiche... in ogni caso, pure al di là della questione maternità (che per noi donne è fondamentale), TUTTI i ritmi di vita sono diventati inumani o insani. Avremo la forza e la possibilità di sottrarcene e di costruire qualcosa di diverso?

    RispondiElimina

Taccodieci wants you!
Lascia un commento...