domenica 8 dicembre 2013

Guida e pregiudizio


Difficile dimenticare l'espressione di FF quando gli dissi che mi sarei iscritta al corso per autista di ambulanza. La sua risposta al mio "secondo te ce la posso fare?" fu un laconico "se vuoi provare...".
La mia sarà anche "sindrome del pene piccolo" in versione femminile, non dico di no, ma sono circa cinque anni che bazzico a bordo di ambulanze come equipaggio (non come paziente, fortunatamente) e ogni volta che guardavo quei bestioni ripetevo dentro di me "io un giorno la guiderò".
Io, una DONNA di un metro e sessanta e rotti con la passione per la guida delle quattro ruote.

La reazione della mia amica al mio "tu mi ci vedi?" fu un "ma sei sicura?".
Insomma, poco incoraggiante. Poi chiesi a mio padre:
- Papà, secondo te posso guidare un'ambulanza?
- Perchè?
- Come "perchè"? Perchè mi piacerebbe provare.
- Non "perchè ci vuoi provare", ma "perchè pensi di non farcela"?
- Perchè è un furgone, è grande, è ingombrante, è alto, è qualcosa di completamente diverso da un'auto, è...
- E'...?
- Papà, secondo te ce la posso fare?
- Io non capisco perchè sei preoccupata di non farcela. Che cosa c'è che non  va? 
Così, con tutta la naturalezza del mondo.
Così pensai "ma sì, f*****o se sono alta un metro e un tappo, se sono una donna (anche se per essere una donna sono piuttosto evoluta perchè controllo acqua e olio, pressione delle gomme, cambio uno pneumatico e metto le canete tutto da sola): io ci provo!".

Al corso eravamo solo tre donne.
Passare la teoria fu facile, la pratica fu una passeggiata. Compreso il parcheggio in retro, dal momento che erano settimane che mi allenavo a patcheggiare la mia Clio in retro coprendo lo specchietto centrale.
Poi iniziai il tirocinio, ovvero un tot di mesi di guide con un autista esperto accanto.
Non dimenticherò mai gli sguardi stupiti nel veder scendere dal lato guida una tappa con un saltino.
Una volta stavo cercando di uscire dal pronto soccorso facendo delle manovre al millimetro perchè un altro autista aveva lasciato il mezzo leggerissimamente in mezzo a vi lascio immaginare cosa. Ero concentrata a mancare gli specchietti di una manciata di millimetri quando il mio autista "tutor", seduto  sul sedile accanto a me, iniziò a ridere come un pazzo. Gli chiesi se stessi facendo qualcosa di divertente e lui rispose: "no, niente, stavo solo immaginando mia moglie al tuo posto".
Poi un'altra volta un tiziò mi tagliò la strada sbucando improvvisamente a un incrocio e sempre il mio tutor se ne uscì con un "ma guarda questo con la macchina targata Venezia: non dovrebbero neanche dargli la patente, ai veneziani". Adesso provate a indovinare dove sono nata e che targa ha di conseguenza la mia auto? Esatto!
Me la risi sotto i baffi chiedendomi "glielo dico o non glielo dico che ha appena fatto una grande figura di m***a?".

Sapete che cosa sono questi? Pregiudizi.
Pregiudizi che, soprattutto grazie a mio padre, che mi ha sempre considerata molto di più che semplicemente una donna, ho vinto.
Ho superato anche il tirocinio e oggi la mia città ha un'autista di ambulanza in più: una donna di un metro e sessanta circa che guida un'auto targata Venezia.

La Redazione

3 commenti:

  1. Sono contenta che tu sia riuscita a coronare questo piccolo sogno. Un po' di invidio, io non riesco a parcheggiare in retromarcia nemmeno la bicicletta!

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  2. L'unica cosa che ho pensato e che ti dico è: "Bravissima".
    Io sono talmente distratta che ho problemi a guidare la mia scatoletta (una Seicento di nome Pulce), quindi nel mio caso ti posso dire serenamente che un'ambulanza avrei serisssssime difficoltà a domarla :)

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  3. BRAVA! (e complimenti a tuo padre)

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