sabato 21 dicembre 2013

L'età della pietra

Un paio di sere fa stavo prendendo l'aperitivo con la mia amica Elle. Riusciamo a vederci di rado, visti i miei numerosi impegni di futura sposa, scrittrice dalla sfavillante carriera e donna multitasking, ma quando succede sono sempre risate e minuti piacevoli come una finestra aperta in una stanza dove ha dormito un drago.
Solo che, l'altra sera, dopo pochissimo che ci eravamo incontrate, Elle, che non aveva mai smesso di guardare di tanto in tanto l'orologio nervosamente...
- Scusa, ma devo proprio andare.
- Hai qualche impegno?
- Tra poco Mister torna dal lavoro.
- Scusa, ma ora non lavorate assieme?
- Sì, certo, ma lui finisce un po' dopo rispetto a me.
- Ah. Avete qualche programma?
- No, è che torno a casa a preparare la cena.
- Cioè?
- Cioè devo tornare a casa a cucinare qualcosa.
Lo so che non sono assolutamente fatti miei come Elle decide di vivere la propria vita di coppia, ma è stato più forte di me continuare nella conversazione, anche se, nella mia mente, tutta la scenetta era già chiarissima.
- Vuoi dire che per una sera che riusciamo a prendere un aperitivo assieme Mister non può cucinare qualcosa?
- Mister non cucina.
- Non può nemmeno scongelare?
- Meglio che vada.
E così Elle se n'è andata a cucinare qualcosa per un uomo evidentemente sprovvisto di pollice opponibile, poverino.

Un mio sogno segreto è che FF si faccia piccolo piccolo, praticamente tascabile, per una sola giornata. In questo modo lo infilerei in borsa e lo renderei partecipe di una mia intera giornata: la sveglia all'alba, 50 minuti di auto per compiere 15 km, una decina di ore di lavoro in cui dimentio di fare la pipì, telefoni che suonano, clienti incazzosi, imprevisti, ciclo che arriva all'improvviso con una settimana di anticipo, collaboratori che pugnalerebbero senza esitare la propria madre pur di arrivare un gradino sopra di te, persone che urlano, gente che ha le palle girate (e tu non puoi), e così via.
In questo modo, forse, vedendomi tornare a casa la sera, dopo di lui, capirebbe la mia stanchezza e, mosso da una certa tenerezza nei miei confronti, potrebbe preparare una minestra calda per entrambi. Ora lo fa, ci mancherebbe, ma credo segretamente che lo faccia solo perchè altrimenti divento isterica e comincio a dare di matto, mica per altro.
Eppure Mister vede ogni giorno la mia amica Elle darsi da fare al lavoro. Lavorano non a strettissimo contatto, certo, ma nello stesso ambiente, e di sicuro vede che non ha tempo per passarsi lo smalto sulle unghie e che la sua giornata non trascorre tranquilla come una passeggiata in una valle verde.

Ci sono uomini, e in questo fascio comprendo tranquillamente Mister, che ragionano come i cani.
Quando lasciamo il cane a casa da solo, quando ci chiudiamo la porta alle spalle e lui non ci vede più, non concepisce che possiamo essere in un altro luogo a fare altre cose, a vedere persone, a vivere. Per lui cessiamo di esistere.
Per alcuni uomini è lo stesso: per loro al mattino cessiamo di esistere quando ci salutiamo e la sera suppongono di ritrovarci con la stessa grinta e lo stesso entusiasmo dal mattino. Chiaramente affatto stanche. E questo li porta a considerare naturale, dal momento che loro hanno lavorato, pretendere di riposare.

Il mondo va avanti. Le stagioni cambiano, i capelli imbiancano (ma noi li copriamo), la medicina fa passi da gigante, sono stati inventati modi creativi per sconfiggere i capelli crespi, abbiamo la depilazione semipermanente, ma certe cose non cambiano mai.
Nei rapporti uomo e donna siamo all'età della pietra: ruoli diversi, ma anche opportunità, libertà e diritti completamente differenti.

La Redazione

Nessun commento:

Posta un commento

Taccodieci wants you!
Lascia un commento...