lunedì 17 novembre 2014

Curvy pride

Storicamente sono contro ogni stereotipo di donna perfetta ci venga proposto da quotidiani, internet e tv. Non siamo perfette e non lo saremo mai.
Lo stereotipo di Wonderwoman fa nascere in molti uomini la malsana idea che una donna sia un essere etereo e gentile, taglia 38, dedito alla palestra ma contemporaneamente in carriera, casalinga senza mai avere il cattivo gusto di farsi vedere spettinata e con uno straccio in mano. No, queste non siamo decisamente noi.
Lo stereotipo di Wonderwoman fa male in aggiunta a noi donne, facendoci credere che qualsiasi nostra devianza da questo standard impossibile rappresenti un nostro difetto e che per questo nessuno ci troverà mai e poi mai sexy e desiderabili. Se non siamo perfette allora siamo sbagliate e, di conseguenza, frustrate, acide e disperatamente infelici.

Solo che... che dire dell'orgoglio curvy?
Se ne parla già da qualche anno, ma ultimamente è Vanity Fair che ha riportato alla ribalta questo concetto, che nasce come naturale opposizione alle irraggiungibili e finte bellezze da copertina.

Per prima cosa non condivido l'orgoglio curvy e in secondo luogo io, non certo una taglia da insetto-stecco e da oggi ancora più morbida, non mi sento rappresentata dagli esempi di "curvy" citati dalla rivista.

Non lo condivido perchè, nonostante Vanity Fair specifichi che non si tratta di una tendenza che inneggia al cibo sconsiderato e alla mancanza di attività fisica, ritengo che esaltare le curve e modelle che pesano oltre novanta chili siano due cose differenti. C'è infatti una sottile ma non trascurabile linea rossa che divide l'accettazione di se stessa dalla convivenza con un problema serio quale può essere l'obesità (così come l'anoressia).
Le imperfezioni vanno accettate, ciò che fa male alla nostra salute no.
Ad un certo punto la questione supera i confini dell'autostima ed entra nella sfera della salute fisica: l'anoressia e l'obesità fanno male, arrivano ad ucciderci e non vanno in alcun modo accettate.
Quando si parla di "curvy", pertanto, occorre procedere con i piedi di piombo, facendo attenzione a non confondere le curve con l'obesità: la donna normale ha le curve, le donne normali non sono obese così come non sono anoressiche.

Vedendo le immagini della campagna non mi sento nemmeno rappresentata dai modelli proposti da Vanity Fair.
Viene indicata a esempio di bellezza curvy Candice Huffine (misure 96 - 83 - 108), dalle gambe chilometriche, immortalata nientemeno che per il calendario Pirelli 2015.
Se vado a vedere però gli scatti che ritraggono Candice Huffine che cosa vedo? Vedo una ragazza in carne dalle gambe chilometriche, il sorriso mozzafiato, in posa sensuale e... nient'altro. Voglio dire: dove sono la cellulite, la pelle a buccia d'arancia, le maniglie dell'amore, i rotolini?
Guardando Candice Huffine vedo l'ennesima ragazza photoshoppata, dalla pelle di porcellana, con cui non posso e non riesco ad identificarmi. Non vedo una donna normale.

Perchè non è solo questione di taglie, non è la ciccia che rende una donna "normale", ma anche la pelle imperfetta, i brufoli, le occhiaie... Non basta qualche chilo in più rispetto all'anoressia a renderci donne vere.

Quello che cambia tra le bellezze curvy e le bellezze standard, sulle copertine, è quindi solo la quantità di pixel occupata dai loro posteriori, ma si tratta di ideali irraggiungibili.
Mi sa che alla fine che cosa sia una donna "vera" e che cosa la renda così speciale è un mistero così misterioso che nessuno l'ha ancora capito.

La Redazione

3 commenti:

  1. Sono d'accordo con te. La normalità non viene MAI esaltata, messa in evidenza, considerata un modello. I giornali puntano agli eccessi, in un senso e nell'altro. Forse è solo il caro vecchio principio della "stranezza" che fa notizia ma qui si rischia di spacciare modelli sbagliati. E non va bene.

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  2. Hai colto perfettamente nel segno. Ho come l'impressione che a nessuno importi nulla delle donne, di come si sentono, di come sono realmente, del fatto che molte di loro si sia stufata di essere strumentalizzata. E' solo questione di marketing e ce lo spacciano pure come femminismo.

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  3. La penso uguale! Queste modelle per giunta sono stangone di un metro e ottanta...più tacchi,,contro il mio metro e quasi sessanta.. :-) ...no, in effetti non mi sento di accomunarmi......una tap model....no?? :-D

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