venerdì 18 settembre 2015

La mamma dei pervertiti è sempre incinta

Sono appena rientrata dalla passeggiata mattutina sfinita. Esse - effe- fi - ni -ta.
E basita. Perchè la gente è il più grande spettacolo, e non serve neanche pagare il biglietto.

Sfinita a causa di una serie di miei errori, uniti a una grande pecca nella gestione stradale del mio paese.
Errore numero 1: vedere che tra le nuvolee si sta facendo strada un raggio di sole, infilare una tutina a Superboy e uscire come se stesse andando a fuoco la casa, alla velocità della luce, prima che inizi a piovere di nuovo, ma soprattutto... senza fare la pipì.
Errore numero 2: addentrarmi in un quartiere totalmente primo di bar in periodo di allattamento, con un bambino particolarmente famelico.

In men che non si dica il bambino famelico inizia a urlare che vuole la poppa. E quando lui vuole la poppa posso dargli tutti i giochini e le compensazioni che voglio che me le tira dietro in[@##@t0 come una biscia e inizia a urlare ancora più forte che vuole la poppa. Come a dire "mamma, non capisci proprio una fava!".
Così per mezz'ora cammino alla ricerca di una panchina, un muretto, un qualsiasi cacchio di appoggio dove far poppare questa povera creatura, che ha attaccato la sirena nel mio timpano in modalità "mandiamo al manicomio la mamma o, in alternativa, facciamo uscire tutti dalle case che vedano come mi sta maltrattando".
Niente panchine. Niente muretti. Niente di niente. Peggio che nel deserto, perchè almeno là avrei potuto bussare al cancello dell'area 51 e chiedere gentilmente uno sgabello.
Non so se per convinzione dell'amministrazione comunale o se per tragica svista qui panchine non ce ne sono. Manco mezza.

Impossibilitata fisicamente a procedere da un passeggino, sette chili e mezzo di amore che si dimenano come una biscia e due sole mani, mi fermo: la creatura deve mangiare, non posso stare a girarci attorno.
Ringraziando tutti i santi mi siedo sul bordo di un marciapiede.
E in quel momento mi rendo conto che, m***a, ho una gonnellina corta.
Amen.

Superboy si rilassa e torna in un nanosecondo ad essere il bambino adorabile che è e pure io inizio a rilassarmi nonostante l'allattamento acrobatico e la vescica gonfia come lo zeppelin.
Quando ecco che passa un uomo. Un uomo in bici. Un uomo con smartphone. Un uomo che mi sta facendo un video!
Che schifo.
Non oso nemmeno immaginare la malattia mentale che si deve nascondere nel cervello di un uomo che trova sexy la poppa di una donna che allatta una creaturina di tre mesi. La perversione non ha limiti.
Il dito medio alzato è praticamente obbligatorio (riprendi pure questo!), tanto Superboy è ancora troppo piccolo per imitarlo.
E pure se lo imitasse, in queste occasioni non potrei che dargli una pacca sulla spalla e dirgli "ben fatto, figliolo".

La Redazione

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