mercoledì 4 novembre 2015

Cara amica femminista, hai toppato

Cara amica femminista,
tu che hai fatto il sessantotto e te ne vanti alle feste dei matusa, che praticavi l’amore libero ma a tua figlia hai messo una tagliola tra le gambe: sì, parlo proprio con te.
Ti sono grata per alcune cose, anche se non so esattamente quali dal momento che il suffragio universale esiste dal 1945 e quindi forse perfino da prima che tu nascessi, ma per altre cose scusami, ma era meglio se te ne stavi buonina buonina.
Perché hai fatto danni, mia cara amica femminista.

Di fondo hai sbagliato un concetto di base: hai reso le donne “un po’ più uomini”.
Cerca di capirmi.
Io guardo il mio bambino dormire, un bambino che ha oggettivamente ancora bisogno della mamma (perché è un bisogno) e so che dovrò lasciarlo ad asilo e nonni per tornare al lavoro. Cosa c’è di naturale o giusto in questo? Niente. Dai, prova a dirmi una sola specie animale in cui succeda una cosa del genere. Come? Hai un vuoto di memoria, amica femminista? Non ti viene al momento in mente nemmeno un animale che abbandoni la prole per lavorare al grido di “il corpo è mio e me lo gestisco io”?

Il fatto è che tu quel reggiseno non dovevi proprio bruciarlo.
Se fossi stata in te, io quel reggiseno lo avrei portato con orgoglio perfino sopra il Moncler!
Perché bruciando il reggiseno è come se avessi dato ragione all’uomo: la donna non vale niente di per sé, così come è ora, vale solo se le permettiamo di comportarsi come un uomo.
Invece di valorizzare quello che ci rende uniche, amica femminista, in un impeto di ansia da prestazione hai voluto dimostrare all’uomo di essere come lui. E hai toppato di brutto, perché noi donne non siamo come gli uomini e grazie al cielo non lo saremo mai.
Invece di batterti per dare dignità a quello che ci rende donne, lo hai voluto buttare via e hai dimostrato all’uomo di poter fare tutto quello che fa lui.
Clap, clap, amica femminista.

Ora che ci sei riuscita, a noi donne del futuro che cosa ne viene in tasca?
Vorrei poterti dire che non ce ne viene in tasca un bel niente, ma purtroppo non è così.
Ce ne viene che possiamo tranquillamente continuare ad occuparci di tutto quello di cui le donne si sono sempre occupate, con amore e pazienza (curare la nostra famiglia, assistere le persone che amiamo, preoccuparci sempre, di giorno e di notte, di tutto e di tutti) e nel frattempo dobbiamo fare anche tutto quello che fa un uomo. Tipo lavorare come muli anche fuori casa (altrimenti sei una sciattona nullafacente e pure mantenuta), essere economicamente indipendenti (anche se faccio notare che un uomo non è veramente indipendente nemmeno nella propria igiene personale), e come minimo frequentare due palestre.

Questo perché, grazie anche e soprattutto a te, nessuno sa quanta fatica costi.
Nessuno sa quanta pazienza ci voglia veramente, quanto devi avere lo stomaco forte e le (s)palle larghe per essere "semplicemente" una donna. Tu dovevi far vedere questo, amica femminista, non rinnegarlo come se non valesse niente.
Vale molto, amica femminista. Vale così tanto che nessuno riesce a rimpiazzarlo quando manca in una famiglia.
E invece di gareggiare con l’uomo a chi ha più testosterone, avresti dovuto prendere il suddetto uomo e cacciare addosso il reggiseno pure a lui almeno per una settimana, per fargli capire che cosa si prova. E avresti dovuto farlo stirare, pulire, medicare ginocchia sbucciate, mediare con i suoceri, andare a parlare con i prof, sentirsi costantemente giudicato da quelle arpie delle mamme del parchetto, preparare la cena per sentirsi dire “no, stasera non mi va”, stare sveglio la notte con qualcuno che ha avuto un incubo, prendersi cura di un’anziana zia non autosufficiente, non dimenticare una scadenza/ricorrenza/compleanno, confezionare bomboniere per una cresima, raccogliere calzini sporchi lasciati per casa come le briciole di Pollicino ogni santa mattina che dio ha fatto, ai pranzi e alle cene essere carino con tutti e perfino partorire e allattare. Scommetto che la voglia di fare il cafone gli sarebbe passata e avrebbe iniziato a rispettarti in quanto donna, invece di temerti come avversaria.

Che poi, per carità, mica sto dicendo che si stava meglio quando si stava peggio, quando ce ne dovevamo stare zitte e mute in un angolo.
Io dico solo che non mi sento affatto “liberata” grazie a te, amica femminista.
Anzi, se vogliamo proprio dirla tutta sento che non posso davvero scegliere che donna voglio essere. Perché hai imposto un modello di donna “uominizzata” che se non lo incarni non sei nessuno.

Se volevi fare davvero un gran lavoro, amica femminista, dovevi farti meno canne e avere un po’ più di autostima.

La Redazione

22 commenti:

  1. Non l'ho neanche finito di leggere che mi trovavo già d'accordo con te... ma chi gliel'ha chiesto a quelle di voler diventare come uomini. Anche io sono del tuo parere. Adesso ci tocca fare le donne in cariera ma il lavoro da donna ci è rimasto tutto... poi torniamo a casa alle 19 di sera far da mangiare per la famiglia sistemare casa, stirare lavare etcc.... ma dove sta' tutta sta bazza proprio non lo so.

    RispondiElimina
  2. Il femminismo è nato per sostenere la parità tra i sessi.
    Non è il corrispettivo femminile del maschilismo, è proprio il contrario.
    Quando ero piccola mio padre riusciva con fatica a mantenere la famiglia col suo solo stipendio, e mia madre ha fatto la casalinga e la mamma a tempo pieno.
    E' la situazione economica attuale, a meno di non essere ricche, a costringere le donne a rientrare a lavoro dopo la maternità, non il femminismo.

    RispondiElimina
  3. Concordo con ciccola, il problema non è il femminismo ma la situazione economica attuale...gran parte degli amici maschi dotati di almeno qualche grammo di tessuto neuronale funzionante preferirebbero che le proprie compagne restassero di più a casa con i bambini ma ogni famiglia deve scendere a compromessi con il bilancio familiare...quindi via di asilo nido o nonni e la mamma deve tornare a lavorare perché con un solo stipendio non si paga il mutuo e tutto il resto...
    Tra l'altro prova a immaginare la vita di una libera professionista dove la maternità non esiste proprio, là sul serio è difficile far combaciare famiglia e lavoro...

    RispondiElimina
  4. Ciao Redaz, un altro dei tuoi post da incorniciare: alcune frasi sono delle autentiche chicche. Ad esempio: "Invece di batterti per dare dignità a quello che ci rende donne, lo hai voluto buttare via e hai dimostrato all’uomo di poter fare tutto quello che fa lui"... ed è proprio così, oggi abbiamo l'uno e l'altro: i nostri compiti da donne (che basterebbero e avanzerebbero), ma anche una carriera lavorativa su cui puntare, come ogni uomo. Non dico che in parte non sia vero ciò che dice Ciccola, oggi di fatto è una necessità che la donna lavori anch'essa fuori casa per una questione economica... ma hai toccato il punto: a prescindere dalle necessità economiche, oggi non viene più riconosciuto che il ruolo della donna "casalinga" era di per sè un lavoro a tempo pieno, non è un "nullafacentismo", è un'occupazione anche impegnativa che nessun'altro può rimpiazzare davvero. Anzi, a dimostrazione di ciò, oggi le donne si dividono sempre più in due categorie: le donne che ancora ci tengono a curarsi anche dei loro compiti "femminili" (cura della famiglia, pasti, casa, questioni famigliari in prima liena) e quindi fanno letteralmente degli inenarrabili salti mortali per tenere insieme lavoro fuori-lavoro in casa, oppure quelle che la prendono persa e abbracciano completamente la loro carriera, tralasciando gli impegni casalinghi (pure se sposate e con prole). Ne conosco parecchie che a cena, per la famiglia, mettono in tavola vassoi di rosticceria e poco altro. E il problema è che non è stata una loro scelta: sono state costrette dall'andazzo delle cose... perchè non è normale, non è davvero normale che una donna abbia un doppio lavoro, 24 ore su 24.

    RispondiElimina
  5. mi sembra un modo un po' semplicistico di affrontare la questione. il femminismo va ben al di là del suffragio universale o del reggiseno bruciato. il femminismo è diritto all'aborto, al divorzio, lo stupro che non è più un reato contro la morale ma contro la persona, il rifiuto del matrimonio riparatore e tante altre cose che, se non le sai, faresti bene a studiare. ma io non credo che tu queste cose non le sappia, semplicemente volevi fare della facile ironia per sfogarti in un momento difficile. ci siamo passate tutte (e per quanto mi riguarda con ottimi risultati), non è facile affidare un bambino piccolo ad estranei, ma noi non siamo solo mamme, siamo anche altro e anche i nostri figli non sono "nostri". l'asilo nido è un'opportunità per loro, e secondo me vale la pena di andare a lavorare per potersela permettere (se vuoi della letteratura scientifica a riguardo, posso mandartela). inoltre quando sento paragoni fra noi e le bestie, su ciò che è naturale e ciò che non lo è, ricordo anche che le bestie abbandonano i figli malati, o semplicemente selezionano alla nascita quelli che val la pena di allattare e quelli per i quali sarebbe fatica sprecata. anche questo è naturale. inoltre, il femminismo oggi ha assunto un valore completamente diverso, chiedere pari opportunità significa non solo dare alle donne la possibilità di lavorare e diventare manager, astronaute, presidenti del consiglio e quant'altro, ma anche la possibilità per gli uomini di fare un passo indietro e condividere con la propria compagna la cura della casa e della famiglia. femminismo non è lavorare in casa e fuori mentre tuo marito va alla partita di calcetto o beve birra sul divano, femminismo è dividersi le responsabilità. se tu questo non riesci a realizzarlo non è colpa del femminismo ma di come hai impostato il tuo rapporto di coppia. scusami se sono dura, di solito condivido ciò che scrivi e ti ritengo una persona intelligente, questa volta secondo me - e probabilmente questo già lo sai - hai toppato in pieno.
    :-)

    RispondiElimina
  6. leggendo questi commenti mi sembra di tornare indietro di 100 anni. ancora a giudicare le donne che lavorano e non si occupano della casa? ancora pensiamo che certe cose siano compito delle donne? nel 2015 dovrebbe essere chiaro a tutti che non ci sono compiti da donna e compiti da uomo, così come dovrebbe essere chiaro che le donne sono esseri umani, cittadini, e come tali devono andare a lavorare, così come gli uomini non sono dei minorati mentali che non possono occuparsi della cucina, della lavatrice e delle riunioni scolastiche. e poi questo pregiudizio, che la donna "in carriera" porta in tavola cibo di rosticceria, io ne conosco tante di donne che lavorano full time (me compresa) e non mi risulta che i loro figli mangino cibo precotto anzi, sfornano torte e biscotti più di tante casalinghe. bisogna andare oltre gli stereotipi, e soprattutto scusate ma non credo alla palla delle casalinghe che si occupano dei figli meglio e più delle lavoratrici. se mi guardo intorno vedo che ci sono tante persone, tutte diverse, tante casalinghe che piazzano i figli 8 ore al giorno davanti alla TV (però mio figlio era "poverino" perchè andava al nido), alle riunioni scolastiche le grandi assenti sono le famiglie monoreddito mentre noi genitori lavoratori facciamo i salti mortali ma non manchiamo mai, famiglie in cui a pranzo si mangia un panino per non sporcare troppo la casa (ma non era meglio la mensa scolastica allora?), e così via. questo non per fare di tutta l'erba un fascio, semplicemente per dire che le persone sono tutte diverse e non è una condizione lavorativa a fare la differenza. e poi, lo so che è dura lasciare un bambino molto piccolo per andare a lavorare, ma se siete dell'idea che sia sbagliato in assoluto se non addirittura da colpevolizzare, allora tenetevi le dimissioni in bianco, le domande sulla vostra vita privata ai colloqui di lavoro, la scelta di un uomo anche se meno competente, perchè è tutto assolutamente coerente con questa mentalità.
    chiediamo piuttosto di avere aiuti dalle istituzioni per conciliare lavoro e famiglia, ma per entrambi i genitori, per avere degli asili nido a prezzi accessibili, per avere delle scuole che facciano orari compatibili a quelli degli uffici, e magari che non chiudano 3 mesi di seguito d'estate. chiediamo che venga riconosciuta la paternità non solo in caso di tragedia e che i papà possano stare a casa qualche mese per permettere alle mamme di tornare al lavoro serenamente. chiediamo orari lavorativi più umani. perchè in questo paese id donne in carriera ne vedo proprio poche, piuttosto ne vedo tante disoccupate perchè andare a lavorare se non hai i nonni da schiavizzare più che una necessità o un dovere è un lusso. e in tutto questo il femminismo c'entra poco, anzi c'entra molto il sessismo ampiamente diffuso.

    RispondiElimina
  7. Sono completamente e assolutamente d'accordo con il contenuto dei due commenti di CosmicMummy. L'opinione espressa nel post mi sembra una semplificazione e contiene argomenti che non condivido

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Anonimo,
      sappi che non pubblico commenti anonimi. Nel tuo caso ho fatto una eccezione perché non pensassi che "censuro" le voci di chi non è d'accordo con me.
      Certo, è una semplificazione.
      Certo, sei libero di non condividere quello che scrivo.
      Tutto vero.
      Solo, per cortesia, la prossima volta datti un nome, altrimenti il tuo commento, specie se così stringato, lascia il tempo che trova.

      Elimina
  8. Vedo che si sta scatenando un vespaio e francamente ci speravo.
    CosmicMummy hai ragione su alcune cose. Ad esempio ti do ragione sul fatto che conosco bene quello che il femminismo ha fatto anche per me e gliene sono grata. Volevo davvero affrontare con ironia un momento difficile e polemizzare con quello che secondo me col mio rapporto di coppia c'entra poco e c'entra piuttosto con una mentalità diffusa,.
    Perché se da un lato c'è l'esercito di donne che ogni giorno, con pazienza e amore, si fa in 8 (perché in quattro non basta) per "conciliare" casa e lavoro (scusa ma a pronunciare la parola "conciliare" mi viene da ridere), donne che non mettono in tavola surgelati, donne che ogni giorno rinunciano a se stesse per gli altri, dall'altro ci sono quelle (e ti giuro che è un fatto verissimo) che dicono "se dovessi scegliere tra lavoro e famiglia non ci sarebbe paragone: sceglierei il lavoro".
    Quando dici "se vincessi alla lotteria col cacchio che lavorerei: starei a casa con la mia famiglia e farei del volontariato" sei un'aliena.
    Chiamalo sessismo, chiamalo come ti pare, ma purtroppo sono proprio tante donne a criticare chi fa una scelta diversa dal lavoro. In fin dei conti gli uomini sono esseri "semplici", regolati dal meccanismo di base di causa ed effetto, le peggiori nemiche delle donne siamo proprio noi stesse.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. a casa mia non mi faccio io in 8, ci facciamo in 4 io e mio marito. io carico la lavatrice e lui la lavastoviglie, io preparo la cena e lui mette a letto i bambini, io prendo il permesso per andare alla riunione di classe del grande, lui lo fa per portare il piccolo dal pediatra. è difficile, tanto, ma ce la facciamo. siamo molto stanchi ma nessuno ha niente da rimproverare all'altro. ho sentito donne lamentarsi persino degli incontri con gli insegnanti (2 riunioni e 2 colloqui individuali in 1 anno) perchè loro non possono, e l'ho sentito dire sia da lavoratrici che da casalinghe, e per quanto ognuno può avere impegni o difficoltà la domanda che sorge spontanea è: e tuo marito? possibile che in 2 non possiate gestire 4 pomeriggi in tutto l'anno per parlare con gli insegnanti di vostro figlio? o forse è l'unica cosa che non potete delegare ai nonni? io poi non mi metterei a giudicare il fatto che esistano donne che sceglierebbero il lavoro alla famiglia. siamo tutti diversi, ci sono donne che fanno scelte discutibili al di là del lavoro, ma il femminismo non c'entra. per quanto mi riguarda non voglio scegliere, voglio poter fare tutto, ovvero un lavoro adeguato al titolo di studio che ho e poter seguire i miei figli, quindi mi incazzo perchè vorrei che le istituzioni mi venissero incontro in questo senso e invece sono solo affari miei. dovrebbe essere scontato per tutti lavorare, stare a casa è un lusso, invece qui è praticamente la regola. poi certo se vincessi la lotteria non so cosa farei, probabilmente investirei quei soldi per crearmi un'attività in cui io sono il capo e mi gestisco il tempo come voglio, magari assumendo altre mamme :-), detto questo, la risposta di stare a casa te la darebbero anche tantissimi uomini. comunque, alla lotteria vincono in pochi e tocca lavorare. perchè per molti è un dovere solo maschile? e perchè non unire l'utile al dilettevole e non pretendere di fare un lavoro che ci valorizzi e ci stimoli, e soprattutto perchè per molti questo vale per gli uomini, ma non è scontato che valga anche per le donne? perchè tante volte quando dici che sei una mamma che lavora ti considerano una povera sfigata che non ha saputo scegliere il marito giusto? e perchè se una donna rinuncia alla propria carriera per favorire quella del marito è considerato normale, se viceversa lo fa un uomo viene giudicato male, si dà per scontato che andrà in depressione, che la famiglia si sfascerà, ecc. e perchè infine si dà per scontato che la donna per ogni maternità/malattia dei figli/altre incombenze familiari mollerà tutto per assentarsi al lavoro approfittandosi della situazione (c'è chi lo pensa, stai tranquilla) e per questo viene sfavorita nelle assunzioni, nelle occasioni di fare carriera, nello stipendio, mentre da un uomo ci si aspetta che possa dedicarsi anima e copro al lavoro? e non sarà che questo mondo lavorativo sia così poco friendly per le donne, in particolare le mamme, perchè in realtà è poco friendly per le famiglie, i genitori, ma alla fine finchè gli uomini hanno la mogliettina a casa che prepara cenette e bagnetti e gli fa trovare i pupi beatamente addormentati mentre lui ha lavorato fino a tardi niente cambierà. ci sono paesi in cui invece qualcosa è cambiato, in cui gli orari lavorativi permettono a madri e padri di andare a prendere i figli a scuola, in cui le scuole e gli asili vengono incontro alle esigenze dei genitori lavoratori, in cui la maternità è equamente ripartita fra entrambi e il bambino sta il primo anno a casa con i genitori. nei paesi scandinavi le casalinghe sono un'eccezione, e i padri che non prendono la paternità sono guardati male dai loro capi perchè "se non si prendono cura neanche della loro famiglia come potranno essere affidabili in azienda?". e guardacaso fanno molti più figli che da noi. il femminismo quindi non è la causa di questo sistema, semplicemente ha ancora molta strada da fare.

      Elimina
  9. ...e alla fine si torna sempre ai due soliti schieramenti: donna che preferisce la vita da casalinga e donna che preferisce la vita lavorativa fuori dall'ambiente domestico.
    Ma la libertà di scelta dove l'abbiamo dimenticata?
    Perché ad ogni articolo-post-frase-pensiero di uno schieramento l'altro si sente immediatamente attaccato e reagisce attaccando di conseguenza? che sia insoddisfazione generale alla fine?
    Se una donna è veramente contenta di come procede la propria vita non spreca tempo a "difendere" la propria posizione con degli estranei che la additano come "casalinga mantenuta nulla facente" o "madre insensibile lavoratrice che trascura la famiglia"...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. attenzione, io non ho attaccato nessuna categoria: io dico solo che è un dovere di ogni cittadino lavorare e pagare le tasse. e le istituzioni dovrebbero impegnarsi affinchè questo dovere possa essere svolto anche da chi ha figli, uomo o donna che sia. invece qui chi vuole lavorare ha i bastoni fra le ruote, e quello che dovrebbe essere un lusso, ovvero stare a casa - cosa sulla quale non ho nulla in contrario per chi se lo può permettere, e vale sia per uomini che per donne - è considerata la normalità. e sinceramente mi dà fastidio quando sento discorsi semplicistici del tipo "tutta colpa del femminismo, come si stava bene quando eravamo relegate in casa e non ci toccava lavorare". detto questo, io non spreco tempo a difendere la mia posizione della quale sono contenta, io vorrei che la società si sensibilizzasse sul fatto che le famiglie con entrambi i genitori lavoratori sono svantaggiate, che per lavorare (=svolgere il nostro dovere) siamo costretti a spendere buone parti dei nostri stipendi in baby sitter e asili e centri estivi. penso che incazzarsi perchè lo stato non ci appoggia e non ci tutela come famiglie (quando si tratta di rivendicare i valori "cattolici" non si tirano mai indietro però, a chiacchiere) e non ci riconosce i nostri diritti di genitori lavoratori, oltre che i diritti dei nostri bambini che a quanto pare sono meno importanti degli animali domestici, non voglia dire essere insoddisfatti della propria vita, significa solo voler vivere in un paese civile ad al passo con i tempi. al momento tutto ciò che riguarda scuola, famiglia, conciliazione è fermo agli anni 50, a un modello di società arretrato, rurale e patriarcale, e le conseguenze sull'economia di tutto il paese le vediamo e le paghiamo sulla nostra pelle tutti.

      Elimina
  10. Brava Redaz, a mio parere hai risposto con equilibrio al "vespaio" scatenatosi e in modo molto corretto. Aggiungo solo una cosa, chiaramente un semplice mio parere (che immagino già sembrerà molto "retrogrado" a molte... ma pace!): non concordo sul negare che ci siano effettivamente "compiti da donna e compiti da uomo". Intendiamoci: preparare il pranzo, stendere il bucato, portare la macchina dal meccanico, tagliare l'erba del prato sono attività che possono fare ugualmente bene sia uomini che donne, indifferentemente, e pertanto sarebbe cosa buona e giusta che si spartissero questi impegni, di volta in volta e in modo equo. Fin qui d'accordissimo. Ma che si neghi la differenza profonda di sensibilità e modo di approcciarsi al mondo che c'è tra un uomo e una donna, questo proprio no. E quando Redaz parla di "curare la nostra famiglia, assistere le persone che amiamo, preoccuparci sempre, di giorno e di notte, di tutto e di tutti", mi dispiace ma trovo davvero innaturale pensare che questo preciso concetto di "cura" possa essere riferito in modo indifferente sia agli uomini e che alle donne. Non è vero che un uomo possa sostituire la donna in questo, come se non facesse alcuna differenza. Mi dispiace, ma per certe cose la donna farà sempre e solo lei la differenza (e viceversa l'uomo, in altre). E per questo condivido i pensieri di Redaz che, per quanto semplicistici e "di sfogo" siano, almeno tengono ben presente l'intima natura femminile e non la appiattiscono in un semplice "è solo questione di dividerci il lavoro e i doveri", come se non importasse essere uomini o donne. Importa eccome, importerà sempre, nel bene e nel male. E Redaz, hai ancora ragione: i peggiori nemici delle donne siamo proprio noi stesse.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho avuto la sfortuna di avere in famiglia donne che si sono ammalate e la fortuna di avere uomini che si sono occupati di loro fino all'ultimo giorno. L'amore per la famiglia non ha sesso, ed è paritario.
      I peggiori amici delle donne sono le donne, avete ragione purtroppo, e questo post è la conferma.

      Elimina
    2. Ciccola, credo che tutte conosciamo donne che guidano i camion e uomini che fanno i "mammi" a tempo pieno. Non è questo il punto.
      Il punto è la libertà di scelta. Il punto è che gli stereotipi esistono e fare finta di non vederli è un'altra forma di discriminazione.

      Elimina
    3. Cara Ciccola, lungi dal voler polemizzare, ma mi secca un po' di veder travisate le mie parole."L'amore per la famiglia non ha sesso, ed è paritario": frase meravigliosa che condivido in pieno, tant'è che non mi pare di aver mai scritto che gli uomini non possano o non riescano ad amare la propria famiglia. Se leggerai meglio quello che ho scritto, forse potrai cogliere il senso delle mie riflessioni. Ciao

      Elimina
    4. " Ma che si neghi la differenza profonda di sensibilità e modo di approcciarsi al mondo che c'è tra un uomo e una donna, questo proprio no. E quando Redaz parla di "curare la nostra famiglia, assistere le persone che amiamo, preoccuparci sempre, di giorno e di notte, di tutto e di tutti", mi dispiace ma trovo davvero innaturale pensare che questo preciso concetto di "cura" possa essere riferito in modo indifferente sia agli uomini e che alle donne. "

      Non volevo essere polemica, mi riferivo a queste parole. Anche dopo averle rilette meglio per cogliere il senso delle tue riflessioni mi permetto di dire che non la penso come te, ma non mi permetterei mai di imporre la mia idea.

      Mi dispiace per la risposta risentita, con quel "cara Ciccola" e "ciao" ho capito che non è aria, perciò a malincuore torno ad essere una lettrice silente.

      Elimina
  11. Franza ti farei un applauso!
    Io credo che mi siano state messe in bocca cose che non ho detto. Non ho mai criticato chi lavora o chi sta a casa. Dico solo che mi piacerebbe poter scegliere che donna, moglie e madre essere.
    C'è chi vuole fare tutto e chi preferirebbe concentrarsi su qualcosa.
    Io sono per la libertà di scelta!

    E grazie anche a Silvia.
    Si, la penso in parte come te. Gli uomini e le donne hanno pari diritti e pari dignità, ma non sono uguali. No.
    E trattare tutti allo stesso modo è cecità o discriminazione. Come negare che esistono i destrimani e i mancini. Chi dei due scrive meglio? Nessuno! Sono semplicemente diversi!
    Compiti da donne e da uomini no, non credo che ne esistano. Compiti che riescono tendenzialmente piú facili a una donna rispetto a un uomo si.
    È l'essere donna che vorrei vedere valorizzato. Non il riconoscimento di essere una cittadina, una lavoratrice, un essere pensante. Questo dovrebbe essere scontato. È l'essere donne quello di cui dovremmo essere fiere.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. siamo tutti per la libertà di scelta. solo non vedo il motivo di tirare in ballo il femminismo, tutto qua. e se proprio devo dirla tutta, spesso e volentieri la libertà di scelta non c'è proprio per chi vuole lavorare, perchè è troppo difficile occuparsi dei figli e andare a lavorare se non hai i nonni a disposizione o uno stipendio molto elevato. e non sto parlando di lavorare per la propria soddisfazione personale, che è un discorso a parte, sto parlando di famiglie che arrivano a stento a fine mese a alle quali uno stipendio in più farebbe comodo. e per quanto si possa essere a favore della libertà di scelta, per campare a questo mondo bisogna lavorare, purtroppo è così. quindi mi sono anche stufata di sentirmi dire che lavorare è "una scelta". può essere una scelta (quando è possibile) fare la manager ad alti livelli, o l'attrice a Hollywood. come può essere una scelta (per uomini e donne, sottolineo) stare a casa perchè tanto uno stipendio può bastare o si ha un grande patrimonio di famiglia, o si è vinto alla lotteria. ma lavorare è un dovere, purtroppo, oltre che un diritto, e ci tocca lavorare.

      Elimina
  12. Ma poi dipende anche dalla coppia e dalla personalità della donna e dell'uomo...a me non piace guidare e odio star dietro alle questioni dell'auto (gomme, bollo, tagliandi....rotture di balle per me)
    L'Uomo invece non riesce a mettersi in testa scadenze di casa, anniversari e compleani...
    Ok se devo io so occuparmi dell'auto e lui sa gestirsi quelle cose anche se non ci piace, ma perché vivendo insieme dobbiamo costringerci a fare cose che non ci piacciono quando per noi è decisamente più comodo dividercele e far solo quello per cui siamo portati? Devo ricordarmi io del bollo solo per dimostrare che sono autosufficiente? perché dovrei sbattermi a dimostrarlo? so come funziona se ci lasceremo o se ci saranno altri disastri saprò comunque cavarmela ma col caiser che decido di occuparmene io con il nervoso potendo delegare a lui...
    Stessa cosa in cucina: lui conosce le basi ma non gli piace, se deve cucina ma dovrei costringerlo a star almeno tot giorni ai fornelli per par condicio? ma per carità se posso cucino io e lui fa altro...al contrario mia cognata è negata ai fornelli e dei pasti se ne occupa il cognato a cui piace un mondo star in cucina...
    Ogni coppia dovrebbe regolarsi come è meglio per loro e per la loro vita, senza essere influenzata dall'esterno...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Franza condivido in pieno!
      E' la libertà di scelta! Personale e di coppia.
      Se una coppia funziona in un certo modo perchè metterci bocca? Perchè non corrisponde allo standard di coppia media di angelo del focolare e marito gran lavoratore?
      Purtroppo gli stereotipi ci condizionano, fosse anche nei giudizi non richiesti che chi ci sta attorno si sente in dovere di darci.

      Vorrei poter dire che cercherò di crescere Superboy libero di praticare la danza classica come un novello "Billy Elliott", ma credo che sarebbe presuntuoso da parte mia poter dire che non sono soggetta a questo tipo di condizionamenti, pur non rendendomene conto.

      Elimina
    2. ma nessuno sta dicendo che bisogna dividersi le cose a tavolino. ovvio che ognuno fa ciò che gli è congeniale. ci sono però famiglie dove la mamma si spacca la schiena fra lavoro, pediatra, prepara la cena e pulisce la casa, mentre il marito lavora fino a tardi, poi gioca a calcetto e si fa la birretta con gli amici, e quando sta a casa sta sul divano a guardare la partita. quelle madri poi si lamentano perchè 2 volte l'anno bisogna andare alla riunione scolastica e loro non ce la fanno. ovvio che ogni famiglia ha il suo equilibrio, purchè però un equilibrio ci sia, e non è equilibrio la donna che si smazza tutto e l'uomo che torna a casa solo per mettere le gambe sotto il tavolo. se è per questo conosco famiglie in cui le mogli lavorano molto più dei mariti e sono famiglie serene ed equilibrate.

      Elimina

Taccodieci wants you!
Lascia un commento...