sabato 7 novembre 2015

Come stai?

Una volta ero incinta.
Vi ricordate quante volte vi ho stressati lamentando che tutti si sentivano in diritto di dirmi che cosa dovevo e non dovevo fare in gravidanza? Ma soprattutto di chiamarmi a ogni ora del giorno e della notte per sapere se stessi bene, se avessi mangiato, se stessi partorendo, allertando la Farnesina ogni volta che non rispondevo al telefono perchè ero semplicemente sotto la doccia?
A "quei tempi" ero sotto i riflettori di tutti.
Tutti avevano una idea precisa di cosa avrei dovuto fare e tutti miravano a godersi la "mia" gravidanza.

Ora non sono più incinta.
Ora, nonostante i kg in più (solo due, ma mi vedo gonfia come una balena), sono diventata invisibile.
Ovviamente tutti si sentono il diritto di dirmi come devo o non devo crescere mio figlio ("non lo prendere in  braccio", "lascialo piangere che si fa i polmoni", "che male ci sarà a fargli assaggiare la cioccolata?", è sempre vestito troppo o troppo poco, "dovresti dargli latte artificiale/il ciuccio/la camomilla/la tisana al finocchio"), quanto a me vengo liquidata con un "però, ti vedo bene!".

Scusate lo sfogo, ma mi sento fagocitata.
Pare che questa non sia "maternità",ma "sbriga tutte le commissioni di tutti".
E' un continuo "visto che sei a casa..." e aggiungeteci quello che vi pare, tipo "vai dal meccanico", "vai a pagare l'assicurazione", "passa di qua e passa di là".
A volte è anche un continuo "ma non hai fatto questo?", "ma non hai fatto quello?".
No, [@##°, non l'ho fatto.

Curo Superboy e gioco con lui, come priorità, e nel tempo libero lavo, cucino, stiro, faccio la spesa, pulisco, piego, vado dal meccanico e all'assicurazione, riordino, lavo l'auto, non mi perdo un incontro per mamme in cui posso imparare un po' meglio come accudire Superboy. Se leggo un libro mentre Superboy dorme è un libro sul maternage (ce ne sono di stupendi!). Se faccio la doccia è con Superboy nella sdraietta davanti al box e faccio animazione.
In effetti faccio un po' pochino, non trovate?

Se me ne lamento trovo uno stuolo di persone pronte a dirmi: "dammelo che te lo tengo io così tu hai tempo libero!".
E questo mi fa incazzare all'ennesima potenza.
Per prima cosa se avete sorelle, mogli, cugine o amiche che sono diventate mamme da poco sappiate che l'unica cosa che fanno veramente volentieri è occuparsi del loro bambino, pertanto non offritevi mai di portarglielo via, fosse anche per mezza giornata, senza che ve lo abbiano esplicitamente chiesto loro. Piuttosto, se volete fare qualcosa di veramente utile per loro, portategli la spesa, passate l'aspirapolvere, statevene anche solo un po' zitti ad ascoltare il loro sfogo. Basta anche che chiediate loro "come stai?" invece di liquidarle con un "però, ti vedo bene!".
In secondo luogo di tempo libero da Superboy che me ne faccio? Posso forse passare l'aspirapolvere o stirare con più tranquillità? Capirai che spasso.
Nel mio caso, almeno, Superboy è attualmente la persona con la quale mi capisco meglio e con la quale devo portare meno pazienza in assoluto. Ormai è chiarissimo che cosa voglia e io sono felicissima di stare con lui e occuparmi di lui. E' tutto il resto che faccio sempre più fatica a sopportarlo!

Parlo delle commissioni (che vengono anche ricordate più volte nel caso non vengano fatte alla velocità della luce), ma anche dei giudizi mascherati da consigli non richiesti, delle pressioni per fare questo piuttosto che quest'altro. Ma soprattutto del "se sei nervosa perchè Superboy non ti fa dormire te lo tengo io così ti riposi", quando nel mio essere nervosa Superboy, che è un angelo e si spara otto ore filate a notte, non c'entra proprio niente.

Non pretendo niente, non pretendo aiuti.
Mi piacerebbe solo che qualcuno, ogni tanto, si prendesse un caffè con me e mi chiedesse "come stai?". E alla mia risposta dicesse solo "ti capisco" e non "se vuoi ti tengo Superboy che ti stressa così tu puoi fare la spesa più in fretta e passare dal meccanico".
F*****o il meccanico.

La Redazione

2 commenti:

  1. io te lo dico "ti capisco", perchè ricordo come ci si sente. con tutti che ti dicono "ma stai sempre ad allattare! non puoi fare altro!" come se quel periodo di allattamento a richiesta durasse 18 anni. oppure "vai dal parrucchiere/a fare shopping/a comprare un gelato/in discoteca" quando tu hai solo voglia di startene tranquilla e gestire il tuo tempo come preferisci. nessuno sembra rendersi conto (eppure non mi sembra così difficile da capire) che è un periodo talmente breve che passa in fretta, ed è giusto che sia vissuto come si preferisce. insomma tuo figlio non sarà neonato per sempre e se per qualche mese non riuscirai ad avere un taglio all'ultima moda o a comprarti le scarpe all'ultimo grido non sarà certo la fine del mondo. poi, è ovvio che si è stanche, tanto. è ovvio che ci rendiamo conto che almeno i primi 2-3 mesi si vive in uno stato confusionale, ma poi piano piano si arriva a regime e ce la caviamo benissimo. io poi sinceramente dormivo molto, i miei figli si sono fatti da subito 8 ore di fila e durante i loro riposini dormivo anch'io. certo era tutto molto impegnativo e difficile, specialmente l'allattamento, ma già dopo i 3 mesi era tutto molto gestibile. e mi sarebbe piaciuto sentirmi dire "non preoccuparti, passerà presto e poi sarà tutto in discesa" invece che sentirmi consigliare in continuazione di uscire, distrarmi, non allattare a richiesta perchè sennò la mia/sua vita sarebbe stata un inferno, e così via che non faceva altro che disorientarmi (come se non lo fossi già abbastanza di mio). infatti con il secondo figlio è stato tutto molto più semplice non solo per l'esperienza acquisita, ma anche e soprattutto perchè sapevo che la parte più difficile passa in fretta e poi arriva il bello :-)

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    1. Infatti. Si arriva a regime e ce la si fa benissimo.
      Solo che uno dei grandi mali del mondo è la gente che non si fa i (@##| propri e trova i problemi anche dove non ci sono. Ovviamente li trova nella tua vita.
      Io sorrido, annuisco e poi faccio quello che voglio, ma è dura. Anzi è la parte piú dura avere fiducia in se stesse e andare avanti ripetendosi cose come "non andare al cinema è un problema per me? No! Allora non è un problema, punto!".
      Il vero problema per me sarebbe, un giorno, non poter dire " quando Superboy era piccolo me lo sono proprio coccolato e abbiamo giocato tanto!".

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