mercoledì 20 luglio 2016

Quando una mamma ha un appuntamento

Arrivo nell'agenzia immobiliare con cinque minuti di ritardo: un record!
Credevo non sarei mai arrivata dopo il vaccino di Superboy e l'acquisto delle sue scarpine nuove mentre era incosciente più che addormentato, il tutto ovviamente in due punti opposti della città.
L'impiegato vedendomi entrare trafelata con un bambino unenne appoggiato all'anca balbetta "ma... avevo capito che sarebbe venuta con suo marito".
BIIIP: RISPOSTA SBAGLIATA! 
La tentazione di rispondere "brutto troglodita, guarda che sono la moglie, non la segretaria" è forte, ma la sua pochezza è evidente e non voglio infierire.

Ovviamente è impegnato con un altro cliente con cui sta avendo una interessantissima inutile discussione sui problemi di salute di suo figlio e vengo messa in attesa manco in una sala d'attesa, alla scrivania di una sua collega che in quel momento è chissà dove.
Aspetto, aspetto, aspetto.
E i genitori sanno che se per gli adulti è odioso aspettare, per i bambini è praticamente impossibile.
Dopo aver giocato con gli estintori, con le prese della corrente, con i cestini della spazzatura e con qualsiasi altra cosa schifosa e/o pericolosa ci sia nel raggio di cento metri, per noia Superboy chiede di poppare. E quando Superboy vuole poppare se non ottiene quello che vuole inizia prima "cortesemente" a infilare le mani nella scollatura stile self service, poi, se non trova soddisfazione, a tirare giù a modo suo tutti i santi del paradiso.
Così capitolo, mi metto sulla sedia della scrivania libera e faccio poppare Superboy che si attacca neanche avesse il Saratoga sulle labbra.

In quel momento da una porta invisibile nel muro esce la proprietaria della scrivania che sobbalza davanti alla scena.
Io sfodero il mio più smagliante sorriso e la saluto cordialmente. Superboy non ne vuole sapere di staccarsi, quindi con la poppa di fuori faccio conoscenza di questa tizia più che comprensiva.

Intanto il collega non ne vuole sapere di liberarsi per badare a me.
E' lì che parla, parla, parla...
Superboy smette di poppare, tiro fuori provvidenzialmente il suo libricino degli animali (che lui adora). Dal momento che è un bambino intelligente è stufo che il libricino glielo legga sempre io, così lo porge all'impiegata, che all'inizio è titubante, ma nel giro di pochi secondi perde ogni freno inibitorio e si ritrova a fare i versi di tutti gli animali della fattoria ad alta voce.
Roba che a vederla dal di fuori una scena del genere è da chiamare la neuro.

FINALMENTE il collega si libera e decide (scusate la finezza) di cagarmi.
Mi siedo di fronte a lui anche se so che sarà durissima: Superboy ha perso la pazienza almeno mezz'ora fa.
Il tipo non fa in tempo a tirare fuori delle planimetrie che Superboy si divincola come un'anguilla e chiede di essere messo sul pavimento, dove si lancia immediatamente di corsa verso gli schedari belli ordinati, pronto a gettare scompiglio.
"Vuole che tiri fuori dei fogli e dei colori?", chiede timidamente l'impiegato, che in quanto maschio medio non può sapere che i bambini di un anno non è che disegnino le gioconde. Diciamo che non riescono a tenere in mano un cucchiaio, figurarsi una penna.
Recupero Superboy in braccio, che immediatamente prende una matita (grazie al cielo una matita e non un Uniposca!) e decide di iniziare la sua carriera di artista proprio sopra le planimetrie.
"Nooo! Sono l'unica copia che ho!". Bravo sveglio!

L'impiegato cerca disperatamente di parlarmi dei vantaggi di una proprietà che in effetti a me interessa e anche molto, mentre io vago per l'ufficio chiudendo a chiave tutti gli schedari, togliendo mio figlio dalle prese della corrente e evitando che si massaggi le gengive con la sua costosissima valigetta in pelle.
Lui è sconsolato, perchè ha l'impressione che da questo appuntamento non caverà un ragno dal buco.
Quello che non sa, il poveretto, è che sto invece registrando ogni sillaba che esce dalla sua bocca. Che diamine, sono una mamma: ormai sono così multitasking che potrei dirigere una centrale nucleare mentre passo il mocio!

L'espressione di sollievo quando mi accingo all'uscita è evidente.
La collega, invece, saluta Superboy facendo il verso del maiale di fronte ad un altro cliente. Superboy ride e la ricambia stringendo il pugnetto.
Io esco sudata morta pensando "ok, era l'ultima commissione in programma oggi. Adesso vado in ufficio a rilassarmi un po'".

La Redazione

2 commenti:

  1. grazie
    grazie perché stamattina, nella noia dell'uffficio vuoto, ho avuto troppo tempo per leggere post di mamme tenerosi, e mi era venuta la tristezza atavica perché questa fortuna a me non capita--- e poi ho letto te ed il mondo ha ricominciato a sorridere

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  2. Patalice ti abbraccio fortissimo e spero davvero di leggere presto anche le tue avventure!

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Taccodieci wants you!
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