giovedì 18 agosto 2016

I gruppi di mamme su Facebook

Quando si diventa mamme si ha bisogno di conforto, questo l'ho detto cento e cento volte.
Non sempre si trova la fiducia necessaria per poter fare tutto, quel delirio di onnipotenza che ci permette di badare a tutta una famiglia, magari lavorare pure fuori casa e trovare la forza per ricavarsi del tempo per scrivere un blog senza che la testa crolli sulla tastiera. O ci si strafà di roba, o si ha bisogno di sostegno.
E non sempre il sostegno si trova nella famiglia e negli amici. Vuoi perché c'è chi non ha esperienza e quindi più di una pacca sulla spalla (graditissima, eh, intendiamoci) non può dare, vuoi che pare che tutti saprebbero fare meglio di te, a volte si ha il bisogno fisico di sfogarsi con anima viva prima di lanciare qualcuno dalla finestra.

E così quando è nato Superboy mi sono iscritta a un gruppo Facebook che chiamerò "mamme sclerate". Non è il suo vero nome, ma il nome rende bene l'idea dello spirito del gruppo.
Ho incontrato mamme che si lamentavano del marito, mamme che si lamentavano dei nonni, mamme che si lamentavano del marito, mamme che si lamentavano del pediatra, mamme che si lamentavano del marito, mamme che si lamentavano dell'asilo, del marito, della stanchezza, del marito, del tempo, del marito, del proprio corpo... Insomma gente "normale". Gente sulla mia stessa barca.

Poi è successo che ho visto in piscina un papà dare uno schiaffo di prepotenza a un bambino di quattro, cinque anni. Tanto forte da lasciargli la guancia rossa per un bel pezzo, e sono inorridita.
Ho postato qualcosa del tipo: "ringrazio il cielo di avere sposato un uomo che non farebbe mai una cosa del genere".
E si è aperto l'inferno.

Nel giro di due secondi il primo commento: "magari quel papà era stanco, che ne sai?". Commento al quale ho risposto "ma tuo marito quando è stanco ti prende a schiaffi?".
E in un'ora scarsa i commenti sono diventati oltre novanta, alcuni dei quali dicevano:
- forse qualche sberla avresti dovuto prenderla anche tu, così avresti imparato a non giudicare i genitori;
- ci vediamo tra vent'anni e confrontiamo tuo figlio cresciuto a parole con il mio che qualche ceffone l'ha preso;
- se non ti succede mai di dare una sberla buon per te, sei la mamma dell'anno;
- i figli vanno educati e una sberla vale più di mille parole;
- altre variazioni sul tema.
Nel giro di pochi minuti sono uscita dal gruppo, ecco perché non posto neanche una schermata di quelle risposte.

Sono inorridita e ho capito che quel gruppo non fa per me. Perché uno schiaffo di quel tipo in un momento di stanchezza non va capito. Può scappare, ma non va giustificato e tantomeno è "giusto".
Se mai mi capiterà di dare uno schiaffo a Superboy me ne vergognerò, perché non gli avrò insegnato niente e tantomeno lo avrò "educato", sarà solo lo sfogo di una mia frustrazione. E tantomeno lo giustificherò o dirò in giro che ho fatto bene.

Questo non è il tipo di donna che intendo essere.

Così, non avendo evidentemente ancora capito la lezione di fondo, mi sono iscritta a un altro gruppo Facebook di mamme che si chiama qualcosa come "tra mamme", dai toni molto più pacati e meno lamentosi.
Credevo anche stavolta di essere nel posto giusto e invece.
Una mamma ha chiesto un consiglio sullo svezzamento, io ho risposto spiegando il metodo che sto utilizzando, approvato anche dal pediatra, e nel giro di un minuto arriva la secchiona che risponde "guarda che non occorre fare così, lo sanno tutti ormai che si può fare cosà".

Ecco, adesso credo di avere imparato la lezione di fondo: i gruppi di mamme sono una fregatura. Perché è come essere tornata al liceo: non puoi semplicemente essere te stessa e accettare che esistano anche altri modi di fare le cose, modi che magari non condividi ma non fanno del male a nessuno. Devi giudicare e essere giudicata in continuazione. Devi essere in competizione per quanti denti ha tuo figlio, se a sette mesi mangia la carbonara, se a dieci va in bicicletta, se esci abbastanza con le amiche e lo sbologni a destra e a manca.
Pare che le mamme ce l'abbiano nel dna, la competizione.

Ma ho capito anche un'altra cosa.
Se all'inizio avevo bisogno di conforto e sostegno, adesso penso di essere abbastanza forte da camminare con le mie gambe. Da portare avanti le mie scelte anche se sono impopolari e di fare, a dispetto di tutto e di tutti, quello che credo giusto.
Tanto che non sono nemmeno le nove del mattino, sono in ferie, eppure ho già il bucato steso e la casa pulita senza paura di essere tacciata per "talebana". Perché a me piace così.
Ecco, è questo il genere di donna che voglio essere.

La Redazione

2 commenti:

  1. Mi diresti il nome di quel gruppo sclerato?

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    Risposte
    1. Preferirei non dirlo.
      Ci sono sicuramente mamme a cui quel gruppo è utile.

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