martedì 21 febbraio 2017

Le piccole differenze

Ambulatorio pediatrico, per la millemillesima volta quest'inverno.
Non importa se ho preso appuntamento, se ho supplicato la segretaria (che invece si sarebbe meritata solo un cartone, perchè le giornate di m€®dA capitano a tutte, ma non tutte le riversano sugli altri), se mi sono presentata per tempo, perchè la sala d'attesa è perennemente intasata da bambini pieni di microbi e moccio che non riescono a respirare col nasino da settembre.
Così attendiamo pazientemente.

Cioè io attendo pazientemente, Superboy improvvisa un cabaret di numeri da circo con cui intrattiene i presenti e insegna ai novizi almeno cinque o sei marachelle che è possibile combinare in una sala d'attesa spoglia come il Sahara.
E così mi tocca corrergli dietro ogni due per tre, controllare che non infili le dita o oggetti nella presa della corrente, che non corra nel corridoio verso l'ambulatorio della dottoressa, che non metta le manine nella spazzatura o nelle borse delle altre mamme, ma anche che non se le chiuda nella porta d'ingresso.
E' incredibile cosa possano inventarsi di fare i bambini in una stanza completamente vuota. Come minimo noi adulti per intrattenerci avremmo bisogno di un tablet e una connessione.

Ma torniamo a noi.


Ad un certo punto entra una coppia di colore con una bambina che avrà circa tre o quattro anni. E che coppia di colore: mamma e papà a dir poco enormi. Di certo non passano inosservati.
Nel momento stesso in cui entrano nella stanza Superboy li guarda, smette di correre come una pallina di flipper impazzita e viene a nascondersi tra le mie gambe, serio serio.
I suoi occhietti non smettono di guardare la nuova famiglia.
Mamma e papà giganti lo notano e lo salutano, lui li guarda fisso fisso. "Dai, Superboy, saluta la bimba", lo incito, ma lui niente: resta ancorato tra le mie gambe e li fissa.

Ci sono state altre volte in cui abbiamo incontrato bambini di colore nella sala d'attesa della pediatra e tutte le volte Superboy ha giocato con loro come fa sempre con tutti i bambini del mondo. Ma stavolta no, c'è qualcosa di diverso.

Realizzo così che mio figlio, per la prima volta nella sua giovane vita da neanche duenne, sta applicando il concetto di "diverso". La sua testolina sta realizzando che loro sono di un altro colore rispetto a lui, alla mamma e a papà e questa cosa lo intimorisce.
Gli prendo la manina: "Superboy vuoi venire con me a salutare la bimba?".
Lui pianta i piedini: "no".

Ci vogliono almeno dieci minuti di tentativi miei e di imbarazzo della famiglia di colore perchè io riesca, con tutta la pazienza del mondo, a far avvicinare Superboy.
I genitori, una volta che siamo vicini, si dimostrano fortunatamente comprensivi e lo salutano con un gran sorriso. Questo finalmente scioglie il cuore di panna del mio piccolo, che si lancia nel suo solito saluto entusiasta e poi spudoratamente chiede alla mamma della bimba il permesso di frugare nella sua borsetta.

Mi chiedo quante altre volte dovrò realizzare che ha perso un pezzetto della sua ingenuità di bambino.

La Redazione

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