venerdì 18 agosto 2017

Cosa resterà di questi anni novanta (ovvero: la scatola della vergogna)

ATTENZIONE!
Questo post contiene immagini forti che potrebbero urtare la vostra sensibilità. Se non siete nati a cavallo tra gli anni settanta e ottanta vi consiglio di passare oltre e risparmiarvi l'orrore.

Oggi sono stata a curiosare nel garage dei miei genitori. Ovvero della casa in cui ho vissuto fino a ormai quasi nove anni fa.
In verità cercavo giocattoli per Superboy ed è andata a finire che ho scoperto che tutti i miei giocattoli di quando ero piccina sono stati dati in beneficienza, assieme a vestiti e praticamente tutto quello che era legato alla mia infanzia.
Tutto.
Tranne una scatola.
Questa qui.

La scatola del tempo o la scatola degli orrori?

Non è stata buttata perchè qualcosa come millemila anni fa avevo minacciato mia madre di scappare di casa con un camionista turco alcolizzato per diventare la sua decima moglie se l'avesse fatto.
Per me era una scatola importantissima.
Ci avevo messo dentro tutti gli abiti che ero assolutamente certa, da adolescente sciagurata qual ero, che i miei figli non mi avrebbero mai perdonata se li avessi perduti. Tutti i vestiti che ero sicurissima che i miei figli avrebbero indossato con orgoglio perchè superfichi, così superfichi da risultare senza tempo.

Tshirt autografata da Max Biaggi: roba da strapparsi le mutande
Come dire di no infatti ad una maglietta di Max Biaggi autografata? Con tanto di soprannome "il corsaro nero"?
Stampata tra l'altro in maniera così pessima che se mi ci mettevo io con Paint facevo prima?

Sono i dettagli che contano
Taglia unica (nel suo genere), vestibilità illimitata: dal grissino (come pareo) alla sequoia (come pancera contenitiva).

La kefiah.
La mia sofferta e pulciosa kefiah. Quella che ho corrotto le mie compagne di classe alle superiori perchè me la regalassero ad un compleanno. Perchè se mi fosse stata regalata forse mia madre mi avrebbe permesso di tenerla (non dico di indossarla), ma di certo non mi avrebbe mai concesso di acquistarla, spendendo denaro per comprare qualcosa che ai suoi occhi pareva il biglietto di ingresso per il meraviglioso luna park della perdizione.

Kefiah, un oggetto demoniaco
Lo stratagemma funzionò: non solo mi permise di tenerla, ma la portai per anni e anni in inverno e in estate, sprezzante del caldo e dei pidocchi che rischiavano di ristagnarci dentro, sentendomi la paladina delle giuste cause.

Quelli però che mi facevano sentire una figa imperiale erano però i pantaloni con i draghi cinesi, che adesso definirei semplicemente "pantaloni antitrombo" e non certo per le loro proprietà contenitive.

I pantaloni antitrombo
Rigorosamente a vita fantozzianamente ascellare, taglia ventotto (VENTOTTO, vi rendete conto?!?), forma indescrivibile, mi facevano sentire una figa da paura. Io li mettevo coi tacchi e guardavo dall'alto in basso le fighe (vere) che facevano le vasche in piazza Ferretto con gli ecopelle rossi.
Io che avevo i miei pantaloni coi draghi cinesi molto aggressive. Molto cool.

Tornando a bomba in tema tshirt come non citare la maglia ufficiale del Venezia Calcio, quella indossata nell'unica stagione in cui il Venezia ha giocato in serie A?
Quel mitico campionato in cui assieme al mio ex avevamo fatto l'abbonamento allo stadio per tutta la stagione?

Una maglia storica
Sì, anche Venezia ha uno stadio.
E sì, anche se mi vestivo dimmerda avevo una vita sociale e pure un fidanzato. Uno vero. Emotivamente imbranato, ma con cui non posso dire di non essermi divertita a fare cose cretine. Come contribuire a buttare in acqua dal vaporetto uno sfigatissimo tifoso della Roma che si era perso e era capitato nel mezzo dei tifosi del Venezia.
E sì, ero pure una mezza bulla (infine) che fumava Diana Blu  in pacchetti da dieci per darsi un tono.

Passato il periodo dissidente è arrivato il periodo discotecaro.
Bustini in pizzo? Reggiseni fosforescenti? Lustrini come se non ci fosse un domani? Macchè.
L'unico capo di abbigliamento che mi ero comprata per andare a ballare era una maglia a maniche lunghe che pareva una toga romana, ma di marca Energie. Ovvero la marca per eccellenza dei discotecari doc.

Discoteca o toga party?
Cioè io con cinquanta gradi andavo sulla pista in maniche lunghe, con una maglia informe da gelataia. E mi sentivo figa. Molto, molto, molto figa. Solo per via della marca.
Roba da tirare scemo uno psichiatra.

Le marche che contano
Dulcis in fundo dalla scatola è sbucato anche un Homer Simpson di peluche. Che ci fa in quella scatola del tempo? Non ne ho la più pallida idea.

Perchè?!?
Mi piacerebbe poter tornare indietro nel tempo e domandare alla me stessa di tanti anni fa che [@##° mi passava esattamente nel cervello nel momento in cui avevo acquistato quelle cose, ma soprattutto nel momento in cui le avevo elevate a top dei top della figaggine.

E voi che cosa avreste messo nella vostra scatola dei "i miei figli li indosseranno con orgoglio"?
Badate che non vale rispondere dicendo quello che ci mettereste ora, ma quello che ci avreste messo quando eravate "adolescemi", come dice la mia Socia. Ovvero quando eravate in quella terribile e spietata età di mezzo in cui il cervello sembra manovrato dai tre topolini ciechi strafatti di crack.
Perchè che cos'è l'adolescenza se non un trip malato che dura anni?

La Redazione

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